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Theresa May contestata dal suo stesso partito

By   /   6 ottobre 2017  /   Commenti disabilitati su Theresa May contestata dal suo stesso partito

Theresa May a ManchesterDurante l’annuale Assemblea del Partito Conservatore, tenuta a  questa settimana, mentre pronunciava il suo discorso di chiusura Theresa May è stata duramente contestata e uno dei presenti le ha addirittura consegnato un falso modulo P45 (per le tasse di fine rapporto) a voler indicare la fine del suo mandato. Tra l’altro la May è stata colta da un prolungato attacco di tosse, che ha frammentato il suo intervento, creando mormorii di disapprovazione.

Il maggiore accusatore è l’ex leader del partito, Grant Shapps, il quale sostiene che ci sono già 30 parlamentari del partito pronti a sfiduciare la May. Ma, per regolamento interno, per mettere in discussione la leadership del partito occorrerebbe che 48 parlamentari sottoscrivessero il cosiddetto 1992 Committee.

Al momento, quindi, non ci sarebbero i numeri, ma il malumore quello c‘è e cresce, tant’è che da un sondaggio popolare, YouGov condotto per il giornale The Times, il 39% si è detto favorevole alla sua permanenza in carica, mentre per il 38% dovrebbe andarsene.

L’autorità della May aveva subito già un duro colpo dopo la sconfitta delle elezioni di giugno, quando il suo partito perse la maggioranza in parlamento a pochi giorni dell’apertura dei colloqui formali della Brexit. Da allora il suo governo è apparso diviso su molte questioni e persino sulla stessa Brexit, che dovrebbe essere il fine ultimo.

Per molti critici, la sua sopravvivenza dipende da 2 fattori: l’assenza di un vero leader che la possa sostituire e riunificare il partito intorno alla Brexit; e la paura che una nuova tornata elettorale possa consegnare il Paese al Partito Laburista, di Jeremy Corbyn.

Ciò che le viene maggiormente contestato è la mancanza di polso, specialmente nei confronti di Boris Johnson, attuale Ministro degli Esteri, che durante la conferenza non ha fatto altro che provocarla. Molti si aspettavano che la May lo destituisse, confermando così la sua leadership, ma non è successo e, a quanto pare, la Premier non intende avviare un rimpasto di governo.

In conclusione, l’assemblea di Manchester avrebbe dovuto essere l’occasione per i Conservatori di togliersi di dosso la polvere delle passate elezioni, di rinnovarsi e coagularsi intorno alla loro leader, di proporre una nuova politica per attrarre i giovani fuoriusciti, di superare le divisioni interne sulla Brexit e, soprattutto, l’occasione per la May di riprendere in mano le redini del comando per trasformare e rinnovare non solo il partito ma il Paese intero. Invece tutto è rimasto nel libro delle buone intenzioni e con una leadership in bilico.

di Vito Di Ventura

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