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Il referendum curdo

By   /   23 settembre 2017  /   Commenti disabilitati su Il referendum curdo

Kurdistan elezioniLa guerra sul campo contro lo Stato Islamico non è ancora del tutto conclusa ma gli effetti e le polemiche di quello che accadrà quando tutto sarà militarmente concluso si cominciano ad intravedere.

La spartizione del territorio siriano e iracheno sarà al centro di accese polemiche e tra queste la miccia è già stata innescata dal referendum di indipendenza dall’Iraq dei curdi, le cui milizie, sostenute dagli Stati Uniti, hanno combattuto aspramente e con successo contro il nemico Stato Islamico.

La questione dell’indipendenza e del referendum in realtà non è nuova e la data fissata più volte è altrettanto volte scivolata a data da destinarsi. Ora, il President dell’Iraq’s Kurdish Regional Government (KRG), Masoud Barzani, ha fissato in modo unilaterale la data del referendum al prossimo 25 settembre.

Il Kurdistan Iracheno già dal 2005, dopo l’approvazione della nuova costituzione irachena, è una regione federale e autonoma con capitale ad Erbil, situata nel nord dell’Iraq. Il governo regionale curdo (KRG) ha un parlamento unicamerale, regolarmente eletto e, inoltre, dispone di una forza armata nota sotto la denominazione di “Guardie regionali curde“, chiamate anche Peshmerga.

Il Governo Regionale esercita la sua autorità sulle province di Erbil, Duhok, Silemani, parte della Diyala, Ninawa e Kirkuk. Ed è proprio Kirkuk, liberata dalle milizie dello Stato Islamico nel 2014, uno dei nodi da sciogliere poiché alla sua inclusione si oppongono le minoranze siriane, turche e arabe. La Turchia, in particolare, vede un’eventuale indipendenza completa, ovvero la creazione di uno stato curdo e la ridefinizione dei suoi confini, come l’inizio di un possibile processo di autonomia nella comunità curda presente nei propri territori.

Se dovesse diventare uno stato indipendente, il Kurdistan sarebbe, secondo le stime di Bloomberg L.P, tra i primi 10 produttori di petrolio. E già questo basta per rendere la questione molto calda, anche se sotto la presidenza Barzani sono stati firmati accordi con compagnie americane e cinesi. Contratti che sono ritenuti dal governo centrale iracheno illegali.

Nella problematica si è inserita la Turchia che, nella seduta di ieri del Consiglio di Sicurezza Nazionale, presieduto dal Presidente Recep Tayyip Erdogan, ha dichiarato il programmato referendum “illegittimo e inaccettabile”.

Se il governo regionale dei curdi iracheni continuerà a voler effettuare il referendum ci saranno “serie conseguenze”, così recita il comunicato emesso al termine della riunione del succitato Comitato. “La Turchia si riserva tutte le possibili opzioni che derivano da accordi bilaterali e internazionali se il referendum regionale dei curdi venga mantenuto”. La proposta è dunque quella di fermare, finché si è in tempo, il referendum e di ricercare le soluzioni in linea con la costituzione irachena; per questa soluzione la Turchia si è detta pronta a fare da mediatrice con l’Iraq.

In conclusione, un’altra bomba a orologeria si potrebbe innescare in un’area già fin troppo martoriata da una guerra senza fine.
di Vito Di Ventura

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