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Per ora in Italia nessun attentato. Per ora.

By   /   7 settembre 2017  /   Commenti disabilitati su Per ora in Italia nessun attentato. Per ora.

downloadDopo quello tragico e vigliacco di Barcellona, tutte le certezze e le teorie in merito ai possibili obiettivi dello Stato Islamico (IS) in Europa sono state disattese. Gli studi di Intelligence sulle motivazioni che il terrorismo islamico porrebbe alla base della scelta dei Paesi da colpire e, al loro interno, degli obiettivi sui quali fissare l’attenzione, non sono più validi.

La situazione è cambiata, l’IS non ha più tanti mezzi né martiri da sacrificare. Ricorre ora a qualche combattente arrivato in Siria dall’Europa ai tempi d’oro del reclutamento del Califfo, foreign fighters delusi che rientrano in Europa. Oppure a giovani figli di immigrati “radicalizzati da operetta” come quelli spagnoli che hanno aderito all’IS via Internet dopo un rapido convincimento on line, integrato da qualche sermone di un improvvisato imam, tanto sprovveduto da saltare su delle bombole di gas. Sono comunque “artigiani dell’attentato” ma sempre, come abbiamo visto, molto pericolosi.

Osserviamo allora che l’Intelligence del controllo delle armi in Europa un po’ funziona se gli attentati non si fanno più con mitragliatori ed esplosivo. Buoni risultati quindi, almeno in questo specifico settore, ma evidentemente non basta. Al nostro livello di Paesi europei occorre approfondire questa nuova disordinata strategia dello Stato islamico nei confronti degli attentati. Non sarà semplice. Fino ad oggi si era soliti attribuire ai terroristi del defunto, si dice, Al Baghdadi, capacità progettuali complesse per l’organizzazione di attacchi in Europa di rilevante peso militare, con uso di armi ed esplosivi che non si trovano certo al supermercato. Ma negli ultimi attentati, devastanti quanto semplici nella loro progettazione – pensiamo a Nizza, a Londra, e poi a Barcellona – la tecnica dell’improvvisazione ha fatto la differenza. Con mezzi reperibili dappertutto, minibus, bombole del gas, hanno fatto più danni, almeno nella comune percezione della sicurezza da parte dei cittadini, di quanti non ne avessero prodotti con attacchi militarmente strutturati. Sì perché per quanto terribile sia un attentato tipo Bataclan – fatto con Kalashnikov e munizioni devastanti – l’esservi coinvolti può essere considerata come una “sciagurata fatalità” perché presenti in un luogo ritenuto possibile come obiettivo terrorista. Essere invece colpiti sulla Rambla, luogo anonimo e senza simboli come il lungomare di Nizza, difficilmente può essere accettato perché è un luogo aperto, anonimo, perché non poteva essere un obiettivo possibile come invece era quel concerto blasfemo di Parigi dove gli infedeli si erano riuniti per ascoltare musica considerata dai jihadisti peccaminosa.

In una parola nella nuova situazione dobbiamo fare un’attenta analisi dei possibili obiettivi che non sono più definiti e delineati da strutture simbolo o occasioni di concentrazione per un evento di tanta gente, ma che si caratterizzano per grande aleatorietà nella forma e nei contenuti.

Ed allora dobbiamo cominciare a chiederci cosa ci sia in noi occidentali di così insopportabile per la galassia jihadista da volerne la distruzione. Il solo fatto che l’Occidente ancora esista è per loro insopportabile?

Ma poi perché attaccare la Francia e non l’Italia, o la Spagna e non il Portogallo dove sono meno ricchi ma sempre di abitudini infedeli.

Oltre alla Spagna sono stati attaccati anche altri Paesi paladini del pacifismo come Finlandia e Germania e questo ci ha fatto capire che essere pacifisti, e poco o per niente impegnati nel combattere lo IS, non protegge.

In Spagna non c’è mai stata una campagna mediatica contro i terroristi, anche dopo Charlie Hebdo a Madrid sono stati molto tiepidi nelle condanne. La Spagna in EU si è defilata nell’impegno a salvaguardare l’identità europea, in Spagna non esistono comunità islamiche significative come in Francia o in Belgio. Allora abbiamo capito che non serve una ragione per colpire l’Occidente, almeno ora che l’IS è militarmente sconfitto, non più. I terroristi attaccano in Occidente, a caso, dove meglio possono ed è più facile colpire. Per ora da noi no perché, in Italia per loro è più difficile che altrove grazie all’efficienza dei nostri apparati di sicurezza. E questo va sottolineato. Per una volta ammettiamo di essere tra i primi anche se questo non ci assicura l’immunità. Noi siamo stati anche troppo generosi nell’accogliere i profughi per la maggior parte musulmani, ma non dobbiamo aspettarci gratitudine. Questo terrorismo è “scomposto” e imprevedibile molto più di quello classico sul contrasto del quale ci eravamo attrezzati.

La Germania che nel 2015 ha accolto più di un milione di profughi siriani è stata colpita come la Spagna pur essendo con noi il Paese europeo più disposto all’accoglienza.

Sull’argomento si è espresso il filosofo francese Pascal Bruckner che, intervistato sul terrorismo di matrice islamica dopo l’attentato di Barcellona, ha affermato: “Nessuno è immune. (…) L’immagine che mi viene in mente è quella de La Peste di Albert Camus, un flagello che si abbatte su una città innocente. L’estensione dell’ambito della lotta jihadista è universale. I terroristi fanno pagare al mondo intero il loro fallimento. Colpiscono dove possono colpire. Cercare di compiacerli è inutile, è la nostra esistenza stessa che gli risulta insopportabile. Ed ancora per dirla con Trotsky “…tu puoi non essere interessato a combattere il jihadismo, ma il jihadismo è interessato a combattere te. Anche se non fai niente, sarai sempre un obiettivo.

In Italia per ora nessun attentato, per ora.

di Roberto Bernardini

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