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IS sconfitto sul terreno ma non nell’ideologia

By   /   11 luglio 2017  /   Commenti disabilitati su IS sconfitto sul terreno ma non nell’ideologia

ISIL 3Dopo 9 mesi di combattimenti, le forze di sicurezza irachene sono riuscite a raggiungere le due rive del Tigri a Mosul, e il Primo Ministro Haider al-Abadi ha celebrato la vittoria sullo Stato Islamico.

I combattenti di IS sono si sono spostati nella valle dell’Eufrate intorno alla città di Deir Ezzor, ad est della Siria. Ma il loro destino è segnato e prima o poi dovranno abbandonare anche quest’area.

Cosa sarà dello Stato Islamico? A questo il califfato era già preparato, per questo lo stesso cambiamento del termine ISIS (Stato Islamico in Iraq e Siria) è stato cambiato in IS (Stato Islamico), senza un territorio specifico, proprio a significare che anche senza uno stato territoriale, esso vive nella mente dei suoi combattenti, ovunque si trovino nel mondo.

Per questo, la vittoria sul campo resta senza dubbio un successo “militare”, ma non la sconfitta della ideologia del califfato. Prima di essere ucciso da un drone, lo scorso anno, il portavoce dello Stato Islamico, Abu Mohammed al-Adnani aveva detto: “Nessuna sconfitta può farci perdere la volontà e il desiderio di combattere”; riprendendo in parte le parole del Profeta: “Una vittoriosa banda di guerrieri dei miei seguaci continuerà a combattere per la verità. Nonostante isolati e abbandonati, essi saranno alle porte di Gerusalemme e nei suoi dintorni, essi saranno alle porte di Damasco e nei suoi dintorni…

Quindi, lo Stato Islamico cambierà strategia. La rete di affiliati e radicalizzati è vasta e ben organizzata in tutto il mondo e sarà in grado di condurre attacchi a sorpresa, come è tristemente già avvenuto non solo in Europa o in Occidente, ma anche in Medio Oriente, negli Usa e ovunque nel mondo. Dal Caucaso alla Nigeria, in questi 3 anni, infatti, hanno sventolato le bandiere nere dello Stato Islamico.

I cosiddetti “foreign fighters” in parte tenteranno di tornare a casa per condurre azioni terroristiche e fare proseliti. Alcuni hanno probabilmente già attraversato il Mediterraneo, confondendosi con i migranti, per giungere in Europa. Basti pensare che gli arrivi in Italia sono aumentati di oltre il 20% rispetto al 2016. Molti si saranno fermati in Libia, dove trovano terreno facile per continuare la lotta armata, ma anche in Sinai, ai confini con l’Egitto, e in Afghanistan. Ovunque ci sia da combattere, insomma.

Senza dimenticare, i radicalizzati di casa nostra (in Europa) che pur non avendo avuto contatti diretti con lo Stato Islamico, trovano ispirazione dai sermoni e dalle informazioni sui social media, e dalle infinità di moschee sparse ormai in ogni angolo. Molte delle quali sfuggono al controllo delle forze dell’ordine. In sintesi, noi occidentali vivremo, ma già in parte lo viviamo, una nuova epoca in cui lo stato d’allarme sarà la quotidianità.

di Vito Di Ventura

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