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Manet “padre” dell’Impressionismo

By   /   15 Giugno 2017  /   Commenti disabilitati su Manet “padre” dell’Impressionismo

Foto MANET Parigi moderna

Un particolare della vita giovanile di Manet lo accomuna ad altri grandi artisti del passato. Nato in una famiglia benestante, il suo desiderio di dedicarsi totalmente alla pittura fu inizialmente contrastato dai genitori che nutrivano ben altre aspettative nei suoi riguardi.

Édouard Manet (Parigi 1832 – Parigi 1883) si distinse ben presto per la propria abilità artistica, inizialmente come allievo di Bonnat e poi dedicandosi a dipingere en plain air. La frequentazione di una Parigi effervescente gli consentì, grazie alle frequenti visite al Louvre e alle amicizie con grandi artisti coevi, di sperimentare una propria cifra ricca di virtuosismo ed energia nell’uso dei colori.

Di fatto, agendo sulla tela direttamente con il pennello senza il preventivo ricorso a disegni preparatori, la sua pittura risultò rivoluzionaria al punto da dare una scossa al mondo dell’arte. Senza neppure volerlo, Manet fu il vero iniziatore dell’Impressionismo, anche se non amava essere identificato con i seguaci del nuovo movimento.

Il maestro trasse ispirazione per la sua arte dalla cultura del passato, ispanica ed olandese piuttosto che del rinascimento italiano, e seppe innovare rappresentando su tela la vita moderna, in particolare le atmosfere che quotidianamente poteva percepire nella capitale francese di fine Ottocento.

Per celebrare il grande artista parigino è allestita a Palazzo Reale di Milano fino al 2 luglio l’importante antologica “Manet e la Parigi Moderna” che presenta un centinaio di opere tra cui 55 dipinti oltre a disegni, acquarelli, maquettes e sculture. Tra le tele ben 17 sono attribuite a Manet; le altre sono di autorevoli pittori come Cézanne, Degas, Gauguin, Renoir, Signac, Tissot e Monet.

I capolavori sono giunti in prestito dal Musée d’Orsay, per un evento per il cui allestimento la città meneghina è riuscita a vincere la concorrenza di Torino. Insieme a ritratti, nature morte e figure femminili, trionfano le raffigurazioni degli ambienti parigini dei caffè e dei teatri che ci ha tramandato un autore abile nel rendere epica la vita reale.

Per renderci maggiormente conto del segno lasciato da Manet è utile ricordare alcune definizioni di maestri a lui contemporanei. Renoir disse: “Manet è importante per noi quanto Cimabue e Giotto per gli italiani del Rinascimento” mentre Pissarro ebbe ad affermare: “É molto più abile di tutti noi, ha trasformato il nero in luce”.

Presenti in rassegna alcuni gioielli di Manet tra cui i ritratti di Stéphane Mallarmé e Émile Zola, “Berthe Morisot con cappello nero e mazzo di violette“, “Il balcone“, “Le fifre“, “Clar de lune sur le port de Boulogne“, “La lettura” e “Il pifferaio“.

Ma Guy Cogeval, storico presidente del Musée d’Orsay e dell’Orangerie, ha voluto per l’occasione permetterci di godere della visione anche di opere come “Argenteuil” di Monet, “Pastorale” di Cézanne, “Il ballo” e “Le due sorelle” di Tissot, “La Senna al ponte Iena” di Gauguin, “Strada di Gennevilliers” di Signac, piuttosto che “Giovane donna con veletta” di Renoir solo per citarne alcune.

Tanto basta per una rassegna affascinante e da non perdere, concepita per stupire lo spettatore con tanti capolavori e con l’arte di un geniale maestro, non particolarmente prolifico e morto a soli 51 anni, ma che ha lasciato un’impronta indelebile, rivoluzionando davvero il concetto di arte moderna.

di Aurora Portesio

Manet e la Parigi moderna
a cura di Guy Cogeval con Caroline Mathieu e Isolde Pludermacher
dall’8 marzo al 2 luglio 2017
Palazzo Reale, Piazza Duomo 12, Milano
orari: martedì, mercoledì, venerdì e domenica ore 9,30-19,30; giovedì e sabato ore 9,30-22,30; lunedì ore 14,30-19,30

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