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Afghanistan: la nuova guerra dell’oppio

By   /   18 maggio 2017  /   No Comments

imagesOggi si trova eroina a 25-30 euro al grammo. Nel 2000 costava tra le 100 e le 130 mila lire.

Dal 2002 a 2013 la maggiore disponibilità di eroina a basso costo ha fatto raddoppiare numero degli eroinomani e quadruplicare le morti per overdose negli Stati Uniti. Secondo le Nazioni Unite l’eroina afghana uccide ogni anno 100.000 persone in Russia ed in Europa.

La ricomparsa dell’eroina è un fenomeno che nel nostro Paese, così come in tutta Europa, è iniziato tra il 2003 e il 2004 con l’arrivo sul mercato delle partite derivanti dai raccolti afghani di oppio del 2002 e 2003, i primi seguiti al bando talebano del luglio 2000 che aveva azzerato produzione.

L’Afghanistan è il principale produttore di oppio al mondo. La quasi totalità proviene da lì. Enrico Piovesana in “Afghanistan 2001-2016 – La nuova guerra dell’oppio” (Arianna Editrice) ci svela i retroscena di quello che appare con un fallimento della politica antidroga mondiale. In Afghanistan il 75% della popolazione sopravvive grazie alle coltivazioni di oppio. Senza questo tipo di attività probabilmente “i contadini afghani sarebbero morti di fame e si sarebbero ribellati in massa”.

Secondo l’autore per mantenere il controllo politico e militare del territorio afghano, gli americani si sarebbero alleati con potenti criminali e signori della guerra locali chiudendo un occhio sulle loro attività di narcotraffico e, più in generale, su tutta l’industria della droga afghana risorta dopo il 2001.

Il viaggio di Piovesana parte dal centro di disintossicazione di Kabul. Tra 2005 e 2009 gli oppiomani sono aumentati del 53% e gli eroinomani del 140%. Il suo reportage prosegue tra i coltivatori di papaveri dell’Helmand la principale zona di produzione di oppio in Afghanistan e arriva alle grandi banche di Wall Street ripercorrendo i precedenti storici legati a tutti i conflitti del secondo dopoguerra e alle guerre dell’oppio anglo cinesi del XIX secolo.

Non manca infine un riferimento al califfato che ha puntato su questo business per garantirsi un canale di finanziamento parallelo e alternativo a quello petrolifero messo in crisi dai bombardamenti russi.

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