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Due volte nella polvere due volte sull’altare

By   /   17 aprile 2017  /   Commenti disabilitati su Due volte nella polvere due volte sull’altare

Erdogan vittoria al referendumNo non si tratta di Napoleone, cui la nota poesia di Manzoni si riferisce, ma di Recep Tayyip Erdogan, che, con la vittoria, seppur di misura, sul referendum di ieri, ha saldato la sua posizione al timone della Turchia per i prossimi vent’anni, inaugurando di fatto la dinastia Erdogan.

La prima volta nella polvere. Nel 2014, durante i funerali del giovane Berkin Elvan, morto a seguito delle percosse subite dalla polizia e rimasto in coma per 9 mesi, la popolarità di Erdogan era scesa al minimo storico e la sua caduta politica sembrava imminente. Già in passato era stato costretto ad un rimpasto di governo a seguito dell’arresto di alcuni figli di ministri coinvolti in vicende di corruzione. Lo stesso Erdogan era stato al centro di grosse polemiche dopo che su YouTube era apparso un video in cui diceva al figlio Bilal di far sparire milioni di euro e alcune intercettazioni telefoniche molto compromettenti tra lo stesso Erdogan, alcuni media e imprenditori turchi.

La Seconda volta nella polvere. Nelle elezioni del 7 giugno 2015 il suo partito esce sconfitto, anche se continua a mantenere la maggioranza. Il vero vincitore fu il leader del Partito Democratico del Popolo Curdo (KPD), Selahattin Demirtas, che con il 13% dei voti ottenne 80 seggi.

Sull’altare. Nelle elezioni successive, tenute dopo sei mesi, sul vento della paura degli attentati, la ripresa della guerra contro i curdi e dell’ondata di rifugiati siriani, e facendo leva sul sentimento di unità nazionale e la voglia di normalità, Erdogan stravinse riuscendo a riprendere la maggioranza assoluta del parlamento e quindi formare il governo da solo. Quella vittoria non solo fu la vittoria dell’elettorato islamico su quello laico, ma, soprattutto, rappresentò l’inizio della politica di Erdogan volta a cambiare radicalmente la costituzione per accentrare su di sé più potere, in un modello tipo presidenziale alla turca, e una più marcata islamizzazione del Paese.

La seconda volta sull’altare. Il fallito golpe dello scorso luglio 2016 ha dato il colpo di grazia alla già debole opposizione e maggior vigore ad Erdogan che ha colto il momento fatale per liberarsi di tutti i suoi avversari e di proporre il tanto desiderato referendum sulle modifiche costituzionali. Ora il referendum è stato vinto, seppur non con il largo margine che si aspettava e forse anche con qualche broglio. L’importante per Erdogan è aver ottenuto quello che voleva.

Adesso inizia una nuova era non solo per la Turchia ma anche per l’Europa e per l’Occidente in generale. Il consolidato rapporto con la Russia, le minacce sempre più palesi nei confronti di alcuni paesi membri dell’unione Europea (Germania e Olanda), la guerra in Siria e l’appartenenza alla NATO sono temi che nei prossimi mesi troveranno una risposta, dettata dalla legge del più forte. Ed Erdogan adesso è forte e con le modifiche costituzionali diverrà inossidabile.

di Vito Di Ventura

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