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Tra Stati Uniti e Russia nulla di fatto per la Siria: solo “niet”.

By   /   14 aprile 2017  /   Commenti disabilitati su Tra Stati Uniti e Russia nulla di fatto per la Siria: solo “niet”.

russia all'onuCome da copione, la Russia membro di diritto del Consiglio di Sicurezza ha posto il veto ad una risoluzione di condanna delle Nazioni Unite all’attacco chimico in Siria attribuito alle forze armate regolari di Assad.

La decisione era ovviamente attesa e quindi non ha sorpreso. Mosca ha rifiutato il testo proposto e confermato così la sua protezione al regime di Damasco. Nello stesso momento Putin riceveva al Cremlino il segretario di Stato americano, Rex Tillerson in un clima di tensione dovuto proprio alla crisi siriana. Una coincidenza che ha gettato ulteriore freddezza sull’incontro durato comunque quasi due ore. Questa è l’ottava volta dall’inizio della guerra nel 2011 che Mosca blocca qualsiasi azione delle Nazioni Unite contro il regime siriano.

La risoluzione presentata dagli Stati Uniti, il Regno Unito e la Francia chiedeva un’indagine internazionale e la cooperazione di Damasco per accertare le responsabilità dell’attacco chimico di  Khan Cheikhoun, per il quale è imputato il regime di Bashar al-Assad.

Come sempre l’ONU, che non ha vero potere coercitivo od impositivo verso le Nazioni, opera quasi come “ente morale” che si affida ai “volonterosi”, quelli disposti a metterci la faccia e le armi. Ma per autorizzare “i volonterosi” ad agire servono le “Risoluzioni del Consiglio di Sicurezza”. La risoluzione proposta ieri per la crisi siriana era mirata ad assicurare almeno il generale sostegno della comunità internazionale agli investigatori dell’OPCW – organizzazione per la proibizione delle armi chimiche. Nel testo rigettato da Mosca, si chiedeva che le autorità siriane fornissero dettagli in merito alle operazioni militari dell’esercito il giorno dell’attacco, i nomi dei comandanti dei reparti militari coinvolti oltre all’autorizzazione all’accessomosca,  alle basi aeree. Il minimo per poter agire. Niente da fare, il veto russo è granitico e non consente alcuna azione.

Quali le reazioni di chi conta a livello internazionale? “La Russia ha scelto la parte sbagliata” è stata l’affermazione del Presidente della Repubblica francese ed anche quella del premier britannico Theresa May per bocca del suo Ministro degli esteri Boris Johnson.“La decisione di Mosca, ha poi ribadito François Hollande, è incomprensibile e ingiustificabile perché avalla le malefatte del regime di Assad e prolunga il martirio del popolo siriano”.

E gli Stati Uniti? Fedele al nuovo corso di Trump, prima della votazione  l’ambasciatore degli Stati Uniti alle Nazioni Unite, Nikki Haley, aveva detto che gli USA erano “pronti a porre fine al conflitto.” L’inviato speciale delle Nazioni Unite in Siria, Staffan de Mistura, aveva sollecitato tutti ad accettare la risoluzione: inascoltato.

L’azione del neo Presidente americano è decisa e portata all’interventismo che era stato abbandonato negli otto anni del mandato di Obama. “E tempo di porre fine a questa brutale guerra civile, per sconfiggere i terroristi e per consentire ai rifugiati di tornare a casa“, ha detto The Donald in una conferenza stampa alla Casa Bianca in occasione della visita del segretario generale NATO Jens Stoltenberg. “Dobbiamo lavorare insieme per risolvere questo disastro causato da Assad. Toni forti e diretti, non le manda certo a dire!  In mattinata lo chiama animale, poi in serata macellaio, giustificando così le sue bombe sulla Siria.

Ora Trump propende per la sostituzione del dittatore ma l’appoggio incondizionato della Russia al regime rende questa ipotesi improbabile, almeno per il momento.

Non è una questione semplice. Assad nella sua guerra ha riscosso qualche successo e  gode dell’appoggio: dell’Iran;  della Russia che ha  importanti avamposti militari in Siria e soprattutto un leader, Putin, che può decidere senza condizionamenti interni al suo Paese; degli Alauiti, minoranza sciita alla quale egli appartiene e che è sostenuta dall’Iran; del partito Baath; dei cristiani e della borghesia commerciale di Aleppo.

La guerra civile in Siria si combatte su due fronti, quello interno che è politico e quello islamico per la supremazia nel Paese che vede contrapposti sciiti e sunniti nell’eterna rivalità risalente alla morte di Maometto.

Abbattere Assad significherebbe perdere l’appoggio del governo sciita iracheno nella guerra allo Stato Islamico- IS e questo nessuno lo vuole perché quella guerra, oltre ai Curdi solo l’Iraq la combatte veramente. La Russia vuole conservare le sue basi e non accetta alcun cambio al timone. Gli occidentali alle prese con i loro problemi elettorali non si possono esporre più di tanto. Qualche raid ad effetto come quello di Trump ci sta, ma niente di più. L’Europa ovviamente latita e non si esprime se non con dichiarazioni a livello di etica e di moralità, quasi fosse un doppione delle Nazioni Unite. Nessuna azione vera da Bruxelles, ne politica ne militare.

Nel frattempo tutto contribuisce a rabbuiare i rapporti tra chi dovrebbe finalmente prendere le redini del mondo: Stati Uniti e Russia. Le loro attuali relazioni sono precipitate ai minimi storici. Dopo l’incontro tra ministri degli esteri del 12 aprile a Mosca, Rex Tillerson capo della diplomazia statunitense ha evidenziato “un basso livello di fiducia” e Putin ha detto che dopo i colloqui la fiducia, soprattutto in campo militare, è calata di molto.

E pensare che la visita di Tillerson, la prima di un alto funzionario della nuova amministrazione, aveva lo scopo di gettare le basi per la “normalizzazione” dei rapporti tra i due paesi promessa con grande enfasi da Trump durante la sua muscolosa campagna elettorale del 2016. Purtroppo gli ultimi eventi hanno provocato nuove tensioni che sarà difficile stemperare. Per la nuova governance mondiale dobbiamo aspettare.

di Roberto Bernardini

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