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In Kosovo si riaccendono i fuochi?

By   /   7 marzo 2017  /   Commenti disabilitati su In Kosovo si riaccendono i fuochi?

kosovo etnia serba 99 04Perché gli albanesi stanno cercando di riaccendere la tensione con i Serbi nella ex provincia jugoslava, oggi Stato “quasi” indipendente nei Balcani?

Negli ultimi anni il Kosovo ha goduto di una situazione di relativa quanto vigile calma che nella regione è mantenuta con i consistenti aiuti economici degli Stati europei, con la risoluzione ONU 1244 e con le forze NATO che la fanno osservare. Le promesse di adesione alla NATO ed all’UE fatte dopo la guerra ai bellicosi Stati della ex Iugoslavia, alcune delle quali andate a buon fine, hanno avuto benevoli effetti sulla pace nei Balcani. Ma anche le speranze offerte alla Serbia dall’Europa di un maggior coinvolgimento nell’Unione in cambio della sua “accettazione” dell’esistenza del Kosovo come stato, hanno consentito di tirare avanti con calma.

Purtroppo il Kosovo è ancora un problema, l’indipendenza voluta da Clinton e dichiarata nel 2008 è stata riconosciuta solo da 115 Stati su 193 presenti alle NU. L’economia, dopo i primi sostanziosi interventi esteri, è stagnante, i profitti inesistenti, la disoccupazione incombe, la leadership è ancora composta da ex capi militari della guerra, la corruzione impera e la crescita democratica, politica ed economica del Paese è nulla. Il Kosovo è stato un tragico fallimento non solo per la maggioranza kosovara di etnia albanese al potere ma anche e soprattutto per l’ONU che con la missione UNMIK è stato l’artefice della prima fase post guerra del cammino verso l’indipendenza e per l’UE che con la missione EULEX subentrò alle Nazioni Unite nel 2008.

Oggi il Kosovo è dunque uno “stato fallito” sulle spalle della Comunità Internazionale sempre meno disposta a sostenerlo. I ritratti giganteschi di Clinton ancora troneggiano a lato di alcune delle principali arterie ma nell’era di Trump appena iniziata la fiducia a suo tempo riposta negli USA, vacilla.

Ed allora proprio per questo i Kosovari – che temono di essere dimenticati dal loro sponsor a stelle e strisce preso da altre incombenze – cercano delle possibili vie di uscita dal loro disastro, ricorrendo anche a pericolose provocazioni per rimanere sulla ribalta internazionale. Il sospetto che aleggia nelle valutazioni di alcuni analisti di parte serba è che Pristina voglia riaccendere i fuochi.kosovo 1 Il timore è come sempre alimentato anche dalla comunità religiosa ortodossa che presidia i monasteri salvati dalle distruzioni della guerra e dai moti del 2004 e che non nutre alcuna fiducia nelle autorità albanesi.

La KFOR, forza NATO per il Kosovo è sempre là, anche se ridotta a poco più di una Brigata di 5000 militari, tutto 4_46789_Kosovo_-_Il_Gen_D_Roberto_Bernar_VALOTTOMedium.jpgcompreso. Negli ultimi tempi la radicalizzazione islamica ha preso piede nelle regioni meno frequentate della provincia. Ma il governo poco ha fatto per combattere i reclutatori dell’IS. Forse perché la loro cattura potrebbe tornargli utile al momento opportuno per dimostrare il suo impegno nella lotta al terrorismo grazie al quale poter invocare ulteriori sussidi di sopravvivenza. Pragmatismo balcanico ma non solo da parte della dirigenza ex combattente che queste misure ha sempre privilegiato. Tutto studiato allora?

Ma c’è di più. In questi giorni alcuni analisti di parte serba tra cui Andrew Korybko hanno abbozzato un’analisi interessante della situazione. Korybko sostiene che il vortice della geopolitica ed il momento di passaggio per il cambio al vertice dell’amministrazione degli Stati Uniti, potrebbero avere un impatto negativo anche sulla fragile pace nel Balcani. Recentemente in Kosovo si sono registrati episodi di intolleranza tra le due etnie, provocati dagli albanesi, che portano a chiedersi cosa ci sia di nuovo nella complessa situazione. Si sta tornando ai vecchi trucchi, a nuovi tentativi di provocare Belgrado per riaprire anche un possibile confronto militare? Un altro fronte nei contrasti USA-Russia, oltre all’Ucraina, alla Crimea, per attrarre l’attenzione di Trump mentre si sta insediando? L’ex primo ministro del Kosovo, Ramush Haradinaj, è stato arrestato in Francia su mandato d’arresto serbo all’inizio dell’anno. Anche se non è stato ancora estradato a Belgrado per rispondere alla giustizia dei numerosi crimini di guerra di cui è accusato, la Serbia ha ricevuto rapporti da agenzie di intelligence occidentali su possibili attentati albanesi contro sue strutture diplomatiche o consolari negli Stati Uniti o in Europa. Un pretesto più che una rivalsa. Per ora non ci sono stati atti terroristici anti serbi ne in Kosovo ne altrove, ma l’allerta rimane. Il Presidente serbo Nikolic si è espresso in termini categorici: eventuali azioni armate di albanesi contro i serbi della regione nord di Mitrovica costringerebbero Belgrado ad un’azione militare per salvaguardare la sua minoranza. Ed allora la potenziale provocazione appare più evidente. Gli albanesi si stanno comportando in modo nuovamente molto aggressivo contro i serbi e tutti si chiedono: perché proprio ora? Che cosa li ha spinti a questa escalation che potrebbe portare allo scoppio di un nuovo conflitto in Kosovo?

La risposta secondo Korybko potrebbe essere: Donald Trump.  Ovviamente il neo Presidente americano non ha nulla a che fare con tutto questo, ma gli albanesi sono preoccupati perché la sua politica, ancorché non ancora del tutto svelata, di nuova distensione con la Russia potrebbe portare gli Stati Uniti a prestare meno attenzione a questa parte dei Balcani considerandola una parte della sfera di influenza da riconoscere a Putin. Visto il fallimento del Kosovo come Stato temono questo epilogo e con esso la fine dell’antico sogno, quello della Grande Albania. Non sono solo fantasie perché recentemente il dossier è stato riaperto dall’ex diplomatico britannico Timothy Less che ha sostenuto l’urgenza di procedere ad un definitivo riassetto territoriale dei Balcani auspicabilmente avallato e supportato nella sua esecuzione dagli USA del nuovo corso di Trump.

Solo annunci per ora. Resta il fatto che il “safe and secure environment – ambiente sicuro” richiesto alla NATO dalla risoluzione ONU per il Kosovo è oggi un po meno “safe”.

di Roberto Bernardini

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