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“America first” o meglio “Business first”

By   /   3 Febbraio 2017  /   Commenti disabilitati su “America first” o meglio “Business first”

THAADLa prima uscita ufficiale del Ministro della Difesa americano, il Generale in pensione James Mattis (soprannominato “Mad Dog”, Cane pazzo), è stata la visita alla Corea del Sud, per ribadire l’importanza dello spiegamento del sistema anti-missile THAAD (Terminal High Altitude Area Defense).

Incontrando il Primo Ministro, Hwang Kyo-ahn, che ha sostituito la Presidente Park Geun-hye sotto impeachment e arrestata insieme al suo consigliere alla sicurezza Kim Kwan-jin, ha riaffermato la volontà degli Stati Uniti di installare il THAAD, in Corea del Sud, entro la fine di luglio.

Come è noto, il Parlamento sudcoreano ha approvato l’impeachment della presidente Park Geun-hye, che è stata sospesa dal suo incarico e incarcerata in attesa che si pronunci, entro 180 giorni, la Corte Costituzionale sudcoreana. La Park è accusata di avere agevolato Choi Soon-sil, la quale avrebbe usato i suoi legami con Park per estorcere a grosse aziende sudcoreane 69 milioni di dollari sotto forma di donazioni a favore di due fondazioni private da lei dirette.

Lo schieramento del THAAD dovrebbe servire a realizzare lo scudo difensivo contro eventuali missili nucleari e non provenienti dalla vicina Repubblica Democratica del Popolo della Corea del Nord (DPRK).

Naturalmente questo spiegamento non è gradito soprattutto alla Cina, in quanto sconvolgerebbe gli equilibri nella regione, ma visti gli elevatissimi costi del sistema e tutto quello che ne consegue (logistica, addestramento, ecc) si tratterebbe di un ottimo “affare” per le industrie americane produttrici del sistema (Loockeed Martin, capo commessa), considerato che ogni singolo sistema costa circa 800 milioni di dollari.

Le rimostranze della Cina sono rafforzate anche dal fatto che l’ex Segretario Generale dell’ONU, Ban Ki-moon, che si è detto favorevole allo schieramento del THAAD, ha ritirato la sua candidatura alle prossime elezioni presidenziali.

Secondo il segretario del movimento “Solidarietà per la Pace e la Riunificazione delle due Coree”, Oh Mi-jeong, il Presidente ad interim, in quanto non eletto dal popolo, non avrebbe la facoltà di decidere in merito. Tra l’altro, la politica di Trump di cancellare tutto ciò che aveva costruito Obama non contribuisce al dialogo e alla pace tra i due popoli.

Ma gli affari sono affari, e l’acquisto di sistemi così sofisticati e costosi non possono che essere sostenuti dalle industrie americane che quindi appoggiano la politica del neo Presidente Trump.

di Vito Di Ventura

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