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In viaggio verso Silverwood con Simona Binni

By   /   30 gennaio 2017  /   Commenti disabilitati su In viaggio verso Silverwood con Simona Binni

silverwoodDurante Lucca Comics & Games la gentilissima Simona Binni ci ha parlato del suo ultimo lavoro: Silverwood Lake. Un racconto sugli homeless e sulla difficoltà di vivere in un’epoca che non ammette debolezza.

Silverwood Lake è il tuo terzo libro. Lavoro importantissimo che segna anche la tua “maturità” artistica. Ci racconti la tua evoluzione come autrice? Avevo l’esigenza di raccontare una storia che non fosse rivolta solamente ad un pubblico di giovani lettori. Fortunatamente la Tunué ha questa bellissima linea editoriale (i Prospero’s book) che si adattava perfettamente al mio nuovo lavoro. Il messaggio di questa storia è sempre legato al tema della famiglia e della ricerca delle proprie origini, che è un elemento chiave anche nei miei precedenti libri, ma sicuramente in Silverwood Lake questo tema è trattato in maniera più adulta.

Ad esempio guardando la copertina traspare questo senso di malinconia che poi pervade la storia. Anche in questo c’è un cambio di registro rispetto ad i tuoi precedenti lavori. Si è come la vita, quando si cresce diventa più dura. Ma non è questione di arrendersi o di volersi abbandonare alla malinconia, nel libro c’è comunque spazio per la speranza. Il mio è un racconto su cosa succede quando una persona si arrende. La società ci vuole sempre pronti, operativi, sempre reattivi per ripartire dopo ogni stop; io invece volevo raccontare come si sentono e come vivono la vita coloro che non riescono o non vogliono adeguarsi alla società. Da questo l’idea di raccontare gli homeless.

Silverwood Lake. Come nasce questo titolo? Era da tanto che volevo realizzare una storia con ambientazione “americana”. Mi sono documentata e nel sud California ci sono realtà dove vivono tantissimi homeless. Sono delle comunità che vivono in questa maniera. Mi sono documentata e quindi ho ambientato la storia in questa località. Ci sono luoghi dove si vive senza documenti, quasi senza un’identità. Le persone in questi posti vivono in una bolla; non hanno identità ma nessuno si pone il problema. Chi sono?  forse dei fuggitivi? Nessuno si pone il problema. Questo è il bello di queste zone della California.

Ti sei dovuta documentare molto per realizzare questa graphic novel? Si, ho letto molte cose, articoli, documenti inerenti alla situazione degli homeless americani che vivono in condizioni terribili. La situazione non è neppure comparabile con quella dell’Italia, dopo la “crisi dei mutui” tantissime persone hanno perso tutto finendo  in mezzo alla strada o nelle roulotte. In particolare c’è il problema degli adolescenti che sono costretti a vivere in questo modo. Due dei protagonisti del libro sono adolescenti, in particolare ci varie cose che ho fatto “dire” a Celeste che non sono frutto di fantasia, ma sono parti di varie interviste che ho letto, quindi delle testimonianze reali.

silverwood2Il tema degli homeless è un caposaldo della letteratura USA. Alcuni autori, ad esempio Jack London, hanno addirittura vissuto in prima persona questa esperienza di vita. Io ho avuto modo di parlare con un’antropologa che mi raccontava della visione e della radice religiosa del “sogno americano”. Ad esempio a New York, dove ci sono molti homeless, queste persone vengono isolate e spesso disprezzate proprio perché la loro esistenza è una negazione dello spirito americano. Questo è un contrasto nettissimo che in America è fortissimo e profondamente radicato. Inoltre dopo la crisi questo “gap” è diventato ancora più drammatico; alcuni che erano manager o impiegati dopo la crisi sono passati in un lasso di tempo breve ad essere considerati dei senza tetto.

Silverwood Lake può essere considerato il tuo punto di svolta come autrice? È un punto dolente, io non escludo nulla a priori. Di volta in volta adatto lo stile ed il formato al tipo di storia che voglio raccontare. Quindi in futuro potrei tornare ad una storia più in linea con i miei primi lavori oppure continuare con uno stile simile a quello di Silverwood Lake.

Dal punto di vista grafico invece come hai fatto per rendere il tuo stile adatto ad un pubblico maturo? Questa è stata la parte più complessa ma allo steso tempo la più divertente. Dal punto di vista artistico ho dovuto sperimentare con stili, colorazioni ed anatomie. Ovviamente uno stile come quello di “Amina” (Amina e il vulcano, uno dei precedenti volumi di Simona editi da Tunué) non era adatto al pubblico, più adulto, di Silverwood Lake. Inoltre un’altra sfida è stata data dalla scelta di colorare da sola la storia: un passaggio per me nuovo che ha rappresentato una bella sfida.

In effetti il colore segna un bel passaggio netto tra lo stile dei precedenti volumi e quest’ultimo. Un passaggio dai toni più accessi a quelli più tenui. Assolutamente. Il colore dominante doveva essere questo rosa pastello molto tenue. Un colore molto “malinconico”, almeno per me. Quindi ho voluto scegliere questo tema cromatico portante per Silverwood Lake.

Sei già al lavoro su un nuovo progetto? Sto pensando a qualcosa che tratti il tema dell’essere fratelli. Ma ancora è troppo presto per parlarne e non posso svelarti troppo.

di Ruffino Renato Umberto

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