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La NATO ai tempi di Trump

By   /   18 Novembre 2016  /   Commenti disabilitati su La NATO ai tempi di Trump

L’Alleanza trump-4Atlantica ed il ruolo che gli Stati Uniti vorranno ricoprire nelle relazioni transatlantiche anche dopo l’avvento di Trump hanno rappresentato motivo di contrasto tra i candidati democratico e repubblicano durante la campagna per le presidenziali americane. Trump ha più volte lanciato messaggi preoccupanti ai partner europei, ricordando loro che stanziano pochi fondi per la Difesa e che dal 1949 gli Stati Uniti sostengono la quasi totalità delle spese per questo Patto, nella misura media del 70% del totale. E non aveva certo tutti i torti perché solo cinque Paesi su 28, gli stessi Stati Uniti, Grecia, Polonia, Gran Bretagna ed Estonia, l’Italia non è tra questi, rispettano oggi le linee guida approvate nel  summit tenutosi in Scozia nel 2014,  che indicavano almeno nel 2% del PIL la quota da dedicare alla difesa nei bilanci di ciascun Stato europeo. Nei mesi scorsi la minaccia di Trump era poi scesa sul plateale, perché per chi non dovesse ottemperare, il nuovo Presidente indicava anche la non assistenza in caso di attacco da art. 5 (soccorso ad un membro aggredito).

Scherzi a parte la questione è comunque seria ed i governanti europei devono rendersi conto che l’epoca della Difesa a buon prezzo perché pagata dagli USA è finita. Le esternazioni di Trump toccavano un tema sempre stato di attualità per le amministrazioni americane che si sono succedute nel tempo. Tutte avevano ripetutamente  invitato gli europei a spendere di più ma senza grande convinzione di poter essere ascoltate, viste le condizioni economiche in cui versavano. Alle esternazioni poco diplomatiche di Trump ha puntualmente risposto “di fioretto”, come si conviene al mondo della diplomazia e dei rapporti istituzionali, il Segretario Generale della NATO stoltemberg-1Jens Stoltemberg in un suo intervento al German Marshall Center Fund, un’Istituto che opera con l’obiettivo di mantenere vivo e vitale il link transatlantico tra Europa e Stati Uniti. “L’Europa ha bisogno degli Stati Uniti e l’America ha bisogno dell’Europa” ha tenuto a sottolineare esordendo nel suo discorso “e dobbiamo operare per fare tutto il possibile per sostenere questo legame che è fondamentale per la reciproca sicurezza”. Tenendo presenti queste sue considerazioni facciamo allora qualche approfondimento sul ruolo che gli Stati Uniti hanno avuto sulla sicurezza europea. Lasciamo da parte ogni considerazione di carattere politico sul potere del “grande fratello”, sulle imposizioni e sui vincoli che il rapporto con gli USA ha imposto agli Stati europei, sui coinvolgimenti obbligatori in tante avventure americane che in questi anni hanno caratterizzato anche la nostra storia, perché ragionando su questo andremmo troppo lontano. Il tema è la sicurezza, a prescindere.

Due guerre mondiali e la guerra fredda che è seguita, senza rilevanti contributi di sangue ma ugualmente dura, ci hanno insegnato che la sicurezza dell’Europa si basava e si basa saldamente ancora sul contributo determinante  degli Stati Uniti. Certo, l’America aveva in questo grandi interessi strategici perché un’Europa stabile e sicura era una delle condizioni fondamentali per poter agevolmente esercitare la sua leadership mondiale. L’Europa ha comunque  restituito il favore, non dimentichiamolo,  perché l’America non ha avuto al mondo partner più saldo ed affidabile in ogni crisi ed in ogni circostanza. Ricordiamo anche che l’unica volta in cui è stato evocato l’art. 5 della difesa collettiva, è stato in favore degli USA dopo l’attentato alle torri gemelle dell’11 settembre 2001. Per non dimenticare poi le crisi balcaniche dove la supremazia USA ha goduto del pieno appoggio europeo. La NATO a guida americana ha rappresentato un moltiplicatore di forza formidabile, una piattaforma dalla quale sono stati proiettati gli interessi strategici dell’Occidente nel suo complesso, e sulla quale anche oggi è investito l’impegno cruciale nella lotta al terrorismo internazionale. La NATO è infatti presente  nella coalizione a guida americana nella lotta contro l’IS e suoi assetti collaborano con le Nazioni singolarmente impegnate in questa “guerra contro il male” rappresentato da Daesh.

Ma tutto questo ha avuto ed avrà un costo rilevante che gli USA potrebbero non voler più sostenere. I loro interessi preminenti si rivolgono ora a nuove strategie che li vogliono in Asia e in relazione con la Cina più che con l’Europa. Prendiamone atto e decidiamoci. Dobbiamo spendere di più per cui dobbiamo ottimizzare le nostre risorse. Questa ottimizzazione passa attraverso la razionalizzazione dei programmi di armamento. Servono modelli di sistemi d’arma comuni e non diversificati come oggi avviene con spreco di risorse per la ricerca e sviluppo e poi per la produzione di pochi modelli che rimangono quasi sempre confinati nelle piccole forze armate dei singoli paesi. Dobbiamo allora spendere meglio. E questo significa complementarietà ed assenza di competizione. La stessa Difesa europea non può rappresentare un doppione della NATO. Non possiamo permetterci di duplicare gli assetti, i comandi o le forze. Se come è oramai acclarato una capacità militare dell’Unione Europea serve, allora va creata una struttura politico militare che consenta di impiegare le forze già precettate e all’occorrenza messe a disposizione dai singoli Stati. La NATO rimane il fondamento della difesa collettiva dei Paesi dell’Alleanza che, ricordiamolo,  non sono solo quelli dell’Unione Europea. Questo conviene a tutti. Entrambe le organizzazioni sono chiamate ad affrontare delle sfide complesse. La NATO è già in grado di intervenire sia per la difesa collettiva sia per la gestione delle crisi e tutto questo integra la vasta gamma di funzionalità operative che l’UE oggi può offrire. Insieme le due organizzazioni rappresentano una formidabile capacità duale, adeguata ai tempi ed alle esigenze della crisi mondiale. Non va poi dimenticato che Europa e Stati Uniti sono anche due grandi partner commerciali ed economici. Un’Europa forte e prospera è ancora oggi il presupposto per la prosperità anche degli Stati Uniti. Questa è la lezione che ci ha lasciato il XX secolo e non possiamo dimenticarlo soprattutto nei tempi di incertezza che stiamo vivendo.

In conclusione il richiamo di Trump è stato forte, ha scosso gli europei dal loro torpore ed ha riportato a galla un problema, quello delle spese militari, per troppo tempo lasciato nel cassetto da una governance, quella di Obama, poco incisiva, soprattutto in temi di difesa e sicurezza. Con il Generale Flynn flynn-2nominato oggi Consigliere per questi temi, il Presidente sarà sicuramente stimolato a sufficienza. La NATO auspica un maggiore impegno economico dei partner  perché la pace e la sicurezza in Europa non possono essere date per scontate. L’utopia della pace perenne dopo la guerra fredda è miseramente caduta e indicatori di crisi sono accesi anche nell’est dove i rapporti con la Russia non si stabilizzano come si vorrebbe. Oggi per la NATO serve ancora una forte leadership americana, il partenariato tra Europa ed America  rimane fondamentale. Dalla leadership americana, volenti o nolenti ancora dipendiamo ed è difficile che ci si possa affrancare, perché non ci sono né volontà politica né risorse. Solo uniti saremo più sicuri. Per cui dice Trump “…..cari partner europei allargate i cordoni della borsa per la Difesa se volete che la NATO mantenga i suoi ambiziosi obiettivi per la vostra sicurezza”. Sarà brutale, ma come dargli torto?

di Roberto Bernardini

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