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Vertice UE di Bratislava: nuovo inizio o inizio della fine?

By   /   18 Settembre 2016  /   Commenti disabilitati su Vertice UE di Bratislava: nuovo inizio o inizio della fine?

 

merkel-hollande-bratislava“Una bella giornata con un meteo favorevole quella del vertice dell’Unione Europea- UE di venerdì 16  a Bratislava, il primo senza la Gran Bretagna”.  Così esordivano alcuni quotidiani parlando dell’incontro in terra slovacca.  I capi di Stato e di governo si sono ritrovati in un clima disteso ed apparentemente lontano da tutte le problematiche di Bruxelles. I 27 partner sembravano costituire una solida formazione, per nulla intaccata dalla defezione britannica, decisa a superare l’effetto disgregante dei risultati del referendum sulla Brexit di giugno. Ma poco prima della conclusione è successo qualcosa.  Il cancelliere tedesco Merkel ed il presidente francese Hollande hanno tenuto una conferenza stampa congiunta con la quale, a due,  hanno “messo in moto la locomotiva”,  che è franco-tedesca,  della nuova UE. L’Italia non è stata invitata ed il premier Renzi ha rotto l’idilliaca atmosfera, rifiutando di condividere le dichiarazioni congiunte fatte a nome di tutti i 27 partner dal  nuovo direttorio Parigi-Berlino.  L’illusione di Ventotene, l’incontro organizzato da Renzi, dove si pensava che tra sorrisi e belle fotografie su “nave Garibaldi” si fosse consolidato un nuovo triunvirato con Merkel, Hollande e lo stesso Renzi, è durata qualche giorno, giusto per dare al nostro premier qualche illusione. Ora si capisce che era solo una breve concessione all’Italia ottima organizzatrice dell’incontro, un passaggio pubblicitario che la Merkel ci  ha concesso, in attesa di riordinare le carte a Bratislava. Nella capitale slovacca, dove la Germania è emersa –  ma c’erano dubbi? – come la nazione leader di questa disastrata UE e la Francia –  con Hollande che per motivi elettorali vuole apparire a qualsiasi costo nelle foto accanto alla Cancelliera –  come la sua compiacente ancella.  Il calendario di Frau  Merkel è fitto di appuntamenti. Il vertice di Bratislava rappresenta l’inizio di una nuova fase che poi proseguirà con un altro vertice informale a Malta verso la fine dell’anno  per giungere poi al marzo 2017 a Roma, dove verrà celebrato il sessantesimo anniversario della fondazione dell’Unione. I commentatori della stampa internazionale sostengono che Renzi abbia preso le distanze dalla dichiarazione finale (pur avendola firmata) per risentimento e per un malcelato rammarico per non essere stato invitato alla conferenza franco-tedesca. Forse c’è del vero ma la ragione principale è politica come ha lui stesso dichiarato in una conferenza stampa separata lasciando Bratislava: “non sono soddisfatto delle conclusioni del vertice sulla questione dei rifugiati ma anche sulla crescita”. Il rilancio drenzi-bratislava-irritatoell’Europa ipotizzato nell’incontro passerebbe infatti per una serie di promesse, ed anche di concessioni, ai Paesi di Visegrad (Polonia, Repubblica Ceca, Slovacchia e Ungheria), fortemente contrari alla ripartizione degli immigrati e meno bisognosi della flessibilità nei bilanci che a noi ed alla Grecia è invece indispensabile. Disappunto del premier italiano anche per la poca attenzione che è stata dedicata alle valutazioni espresse nell’incontro tra i  “Paesi del Mediterraneo”, organizzato dalla Grecia all’inizio di settembre, sulle esigenze dell’area sud dell’Europa. C’erano Tsipiras, Renzi ed Hollande. A Bratislava la Francia, che pur era presente ad Atene, non ha sostenuto Renzi nella deriva ma è rimasta fedele alla linea Merkel che aveva focalizzato l’agenda quasi esclusivamente su “difesa e sicurezza”,   punti sensibili per tutti ed in particolare per i paesi dell’est che si sentono minacciati dall’antico padrone russo e  sui quali  emerge una parvenza di unità di vedute. Non si sta certo andando verso “l’esercito europeo” che resta ancora un vero e proprio tabù per molte capitali, ma si cerca di dare concretezza alle recenti proposte franco-tedesche (guarda caso) per la sicurezza delle frontiere, per una più stretta cooperazione, per la condivisione delle risorse,  e per la creazione di un fondo per l’industria europea della difesa. Riguardo alla solidarietà nei confronti dei profughi, è emerso un nuovo concetto di solidarietà “flessibile” per la ricollocazione dei richiedenti asilo tra i paesi europei. I Paesi dell’Est avevano mal digerita l’”imposizione” di quote di rifugiati da parte della Commissione, decisa a dir il vero con il sostegno della maggior parte degli stati nel 2015, e da allora  il primo ministro ungherese Viktor Orban aveva moltiplicato i suoi attacchi contro la decisione di Bruxelles. Ha qui ottenuto un buon successo che ha molto contrariato il nostro premier. Attanagliata dal timore di implosione dell’Unione, la Commissione ha modificato la sua posizione. Il presidente Juncker, nel suo discorso sullo stato dell’Unione del 14 settembre, ha glissato sul problema preferendo evocare una “solidarietà che comunque non possiamo imporre”. Ipocrisia comunitaria, marcia indietro, realpolitik. Possiamo scegliere. Resta il fatto che ora i quattro di Visegrad godono di una “solidarietà flessibile”. Beati loro.  Per l’Europa è in atto un processo di cambiamento estremamente fragile. Lo spirito di Bratislava che ora aleggia sul continente mira a non mettere in difficoltà nessuno dei partner, soprattutto quelli che devono vedersela con le elezioni nazionali e che non sarebbero in grado di far approvare misure sgradite ai loro Parlamenti. Si è avuta comunque conferma che alla guida dell’Europa ci sono apparentemente Germania e Francia ma che chi decide è solo Berlino. Lo spirito di Ventotene si è perso nel breve tratto di mare che separa la nostra isola dal continente ed i nostri profughi probabilmente ce li dovremo tenere, tutti.

                                                                                                                                                                                                                   di Roberto Bernardini

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