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Brexit, avanti adagio…..senza brio.

By   /   1 Settembre 2016  /   Commenti disabilitati su Brexit, avanti adagio…..senza brio.

brexit armageddon

Per la Brexit, decisa dagli Inglesi con il referendum del 23 giugno, sembra che l’Europa abbia scelto un percorso “adagio…senza brio”, per dirla in musica. Dopo i primi clamori, ora non c’è più fretta.

Ma questo non significa che manchino le posizioni “fuori dal coro”, concordi sul “..per ora non c’è fretta…” ma rigide sulle condizioni per il divorzio. Tra i “duri” si distingue il ministro dell’economia tedesco Sigmar Gabriel che ha detto recentemente:“il Regno Unito deve pagare per la sua uscita…”, “… Londra deve ora assumersi la responsabilità del voto che ha reso l’Europa continente instabile agli occhi del mondo”, “…la Brexit è più un problema psicologico e politico che economico”, “…Londra non può chiedere di uscire conservando comunque i vantaggi dell’Unione Europea-UE e l’accesso al mercato europeo”. Duro ma forse oggi isolato nel mondo politico europeo.

Dopo il 23 giugno tutti gli occhi sono stati puntati verso la Germania dalla quale, visto il peso politico di cui gode in Europa, ci si aspettavano indicazioni per una via di uscita dalla crisi a salvaguardia dei rimanenti 27 partner. Ma la Germania non poteva avere soluzioni nel cassetto, perché come tutti non si aspettava questo esito del referendum. Ora la prudenza è d’obbligo. La Merkel ha detto: “Siamo tutti d’accordo che l’uscita della Gran Bretagna avrà un grande impatto sul futuro dell’UE, per cui piuttosto che correre e rischiare di far male, è preferibile prendere tempo per pensare alla soluzione migliore. I partner devono consultarsi e cercare soluzioni politiche valide per tutti”. Tutto molto chiaro, anche che le affermazioni categoriche del suo ministro Gabriel non sono del tutto condivise dalla Cancelliera.

D’altro canto dopo quasi due mesi dal referendum, l’”armageddon” – l’apocalisse biblica che si temeva colpisse l’Europa, almeno secondo la terrificante visione di qualche analista – semplicemente non si è verificata.

Merkel con calma procede nelle sue consultazioni, ha incontrato un certo numero di leader europei in vista del vertice UE del prossimo 16 settembreventotene renzi 2016 ago a Bratislava, sapendo comunque che il primo ministro britannico Theresa May non inizierà i colloqui di “divorzio formale” dall’Unione prima della fine dell’anno.

Ma non solo la Merkel ci ha ripensato. Anche i leader di Italia, Francia assieme a lei a Ventotene hanno insistito sul fatto che il voto della Gran Bretagna non segna l’inizio della fine dell’Unione e si sono impegnati a rianimarla per rafforzare la sicurezza, promuovere la crescita economica per dare ai giovani del continente un futuro. Una nuova partenza dunque per l’Unione che era nata in uno dei “momenti più bui” della storia europea e che oggi. ricorrendo allo spirito vincente di allora deve riformarsi per affrontare le nuove sfide che la attendono soprattutto sulla crescita e sul lavoro.

Per far questo forse serve un’”Europa migliore” piuttosto che “più Europa” come spesso si sentiva affermare prima del referendum britannico.

Ed allora non è azzardato affermare che la Brexit più che sconvolgere l’Europa sembra aver offerto all’UE l’occasione per riformarsi in modo da poter accogliere veramente in un unico abbraccio tutti gli Stati, secondo nuove regole e procedure che consentano di esaminare e soddisfare tutte le differenti istanze dei partner e non solo quelle dei maggiorenti.

Guarda caso è proprio quello che si legge in uno studio dell’autorevole Istituto Bruegel, “think thank” economico basato a Bruxelles, già presentato nelle maggiori capitali, a Londra, Bruxelles, Berlino e Parigi, non a Roma. Il progetto, che delinea una “nuova Europa”, prevedrebbe per l’Unione due strutture concentriche, la prima composta dalle Istituzioni comunitarie e dai governi uniti in una stretta integrazione politica quali responsabili delle decisioni sovranazionali, poche, ma per tutti. La seconda, esterna e periferica, luogo dell’economia, dove la flessibilità sia di casa, dove si parli di partnership a livello continentale, dove potrà quindi essere presente anche la Gran Bretagna “divorzista”, soprattutto in campo commerciale.

La Brexit ha sparigliato gli equilibri europei, ha costretto i governanti a rivedere le loro arrugginite certezze ed a ripensare le relazioni nella pericolante “casa comune europea”. Una cosa è certa, sono finiti i tempi delle potenze egemoni. La crisi globale che non sembra voler mai finire ci ha insegnato che serve la collaborazione di tutti.                                                                                      di Roberto Bernardini

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