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Perché Erdogan sceglie Putin?

By   /   13 Agosto 2016  /   Commenti disabilitati su Perché Erdogan sceglie Putin?

La LeggErdogan e Putin 2e dell’Attrazione, sintetizzata nell’espressione “simile attrae simile” o nel detto popolare “chi si somiglia si piglia”, è una delle leggi che governano l’Universo. Nella “somiglianza” quindi si spiega la ragione per cui Recep Tayyip Erdogan sceglie Vladimir Putin. Quest’ultimo è l’unico che può accettare senza rimproverarlo i metodi utilizzati per liberarsi degli oppositori.

Fino a ieri, dopo l’abbattimento del jet russo da parte della controaerei turca, i due erano ai ferri corti e Putin aveva giurato vendetta. Poi c’è stato il fallito colpo di stato e tutto è cambiato. Putin è stato il primo a dichiararsi apertamente a favore di Erdogan, condannando senza se e senza ma il colpo di stato. Gli altri Paesi, dall’America all’Europa, sono giunti dopo, con molto ritardo, tanto che Erdogan se l’è legata al dito, come in pratica ha ammesso durante l’intervista alla giornalista italiana Lucia Goracci, dicendo che si sarebbe aspettato la visita ufficiale di delegazioni dei Paesi dell’Unione Europea e non le solite e banali scuse “a parole”.

Erdogan e Putin sono entrambi uomini forti che governano i rispettivi Paesi con il pugno di ferro, liberandosi dei dissidenti e delle opposizioni ricorrendo a metodi poco ortodossi, e controllando il sistema economico attraverso una rete clientelare e di tangenti su vasta scala.

Dopo il fallito colpo di stato, Erdogan ha immediatamente tirato fuori una lunga lista di “indesiderati”: giornalisti, magistrati, politici e militari, moltissimi dei quali non hanno affatto preso parte a alcuna azione. Colpiti non per quello che hanno fatto ma per quello che sono, cioè ritenuti tutti vicini al suo nemico politico numero uno, Fethullah Gulen, ritenuto il capo, il mandante, la mente del golpe. Di Gulen, che risiede in Pennsylvania, chiedono l’estradizione per poterlo processare e, probabilmente, condannarlo alla pena di morte; pena che al momento non esiste, ma che Erdogan ha fatto sapere di essere pronto a modificare la legge se il popolo lo vorrà. Popolo che è armai nelle sue mani e che farà qualsiasi cosa il nuovo salvatore della patria vorrà.

Questa della pena di morte è un altro punto che lo allontana dall’Europa e che invece lo avvicina alla Russia di Putin che ha ha attuato la stessa epurazione, ma in scala meno eclatante e significativa, ovvero conosciuta. Invece degli arresti di massa, Putin ha usato la violenza mirata o la via dell’intimidazione; ad esempio, alcuni giornalisti contrari al regime sono all’improvviso deceduti, così come alcuni oppositori sono stati reclusi e ridotti al silenzio per anni. Un caso per tutti: quello di Aleksandr Valterovic Litvinenko ucciso per avvelenamento da radiazione da plutonio.

Erdogan approfitta delle debolezze dell’Europa e torna a chiedere agevolazioni, come la libera circolazione dei suoi cittadini (o meglio, agli aventi passaporto turco!) in Europa, senza concedere nulla in cambio se non l’arma dei migranti. Dice di essere democratica, ma si comporta in modo completamente contrario. Infatti, se davvero lo fosse invece di allacciare più strette relazioni con Putin dovrebbe chiedere all’Europa aiuto a gestire la situazione in modo democratico. Ma la vera paura di Erdogan sono le idee e le cause che persone come Gulen rappresentano; non la parola “democrazia”, che anzi usa spesso, ma quello che esso comporta: lo stato di diritto, l’indipendenza della magistratura, le libertà di espressioni e i diritti umani. Tutto quello che lui non vuole. Ne consegue che Erdogan in realtà non vuole l’ingresso in Europa, ma lo usa come arma di ricatto per rafforzare la sua posizione all’interno del Paese.

Erdogan fa la voce grossa anche con gli Stati Uniti, continuando a chiedere con insistenza la testa di Gulen, minacciando un raffreddamento delle relazioni con Washington. E per far capire che fa sul serio ecco che si reca a San Pietroburgo a pranzo con Putin. Una curiosità: le portate sono state servite su piatti di porcellana decorati e riportanti i rispettivi ritratti!

Erdogan e Putin di Vito Di Ventura

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