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Canada: 1.200 donne indigene scomparse o morte

By   /   5 Agosto 2016  /   Commenti disabilitati su Canada: 1.200 donne indigene scomparse o morte

native canadesiFinalmente ci sarà un’indagine. Il governo, dopo un anno di proteste e iniziative da parte dei nativi e dei gruppi di sostenitori, ha nominato una Commissione d’indagine per appurare che fine abbiano fatto ben 1.200 donne indigene uccise o scomparse nel nulla.

A presiedere la Commissione d’inchiesta sarà Marion Buller, la prima donna nativa diventata giudice nel 1994, e che esercita nella provincia della Columbia. La Buller sarà affiancata da avvocati, attivisti ed esperti dei diritti degli indigeni, che avranno un anno di tempo per raccogliere testimonianze e riferire in Parlamento, mentre la relazione finale sarà resa pubblica nel 2018.

Le donne native rappresentano il 4% della popolazione canadese e il 16% delle vittime di femminicidio.

L’indagine nazionale è un passo importante nel nostro cammino di riconciliazione con le popolazioni indigene del Canada”, ha commentato nella conferenza stampa il Ministro degli Indigeni, Carolyn Bennett. “La richiesta è necessaria per ottenere la giustizia, per sanare e porre fine a questa terribile tragedia in corso”.

La violenza contro le donne aborigene è diventato un problema dopo che decine di prostitute sono scomparse nello squallido centro di Vancouver Eastside e, successivamente, ritenute vittime di un serial killer.

Un rapporto del 2014, aggiornato allo scorso anno, della Guardia del Royal Canadian Mounted ha identificato 1.049 omicidi e 172 donne aborigene scomparse tra il 1980 e il 2012. Nella maggior parte dei casi, gli autori erano conoscenti delle vittime.

Le morti erano state inizialmente ritenute parte della violenza domestica, ma l’attuale governo del Primo Ministro Justin Trudeau ha invece connesso queste morti al razzismo, al sessismo, al colonialismo, alla povertà, alla disoccupazione, alla mancanza di trasporti sicuri, alla salute mentale e all’abuso di sostanze (alcool e droghe).

Il Ministro della Giustizia, Jody Wilson-Raybould, anche lei nativa, ha messo in evidenza l’aspetto culturalmente più importante dell’indagine, dicendo che: “Anche se l’indagine non può annullare le ingiustizie che i popoli indigeni hanno subito nel corso dei decenni, siamo in grado di rivedere quanto è successo in passato, riflettere sulle nostre condizioni attuali e tracciare un percorso per il futuro”.

di Vito Di Ventura

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