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L’attentato di Monaco

By   /   25 Luglio 2016  /   Commenti disabilitati su L’attentato di Monaco

attentato di MonacoAlcuni giorni fa una grave situazione di crisi ha colpito la città tedesca di Monaco di Baviera, definita, a torto o a ragione, un attentato, e subito si sono rincorse le versioni: un pazzo tedesco suprematista che voleva fare strage di immigrati, per poi passare ad una macabra celebrazione di Anders Breivik e delle stragi di Utoya e Oslo.

La terza versione nel giro di poche ore è stata quella secondo cui si sarebbe trattato di tre terroristi dello Stato Islamico (IS) perfettamente organizzati, anche in quanto, nel medesimo momento, stavano avvenendo altre aggressioni in altre parti della città.

Smentita anche l’ennesima versione: si è trattato di un ragazzo dalla doppia cittadinanza Iraniana e Tedesca, ancora una volta perfettamente integrato nella nostra società, con notevoli problemi di disagio psichico, in quanto, pare, sarebbe stato vittima di bullismo alcuni anni prima da compagni di scuola tedeschi che, sempre pare, pianificava questa strage da circa un anno.

Le versioni si sono susseguite con una certa rapidità e tutti erano talmente concentrati a dimostrare la propria verità e a dividersi in colpevolisti ed innocentisti, che dei fatti pare nessuno abbia voluto occuparsene.

Restano molti dubbi: come abbia potuto un ragazzino di appena 18 anni procurarsi una Glock 17, trecento colpi e imparare a sparare con tanta precisione: le immagini hanno chiaramente dimostrato, secondo alcuni, che l’attentatore sapeva muoversi con una certa professionalità con una pistola in mano, per quanto non si tratti di una cosa particolarmente semplice.

Si dice che arma e colpi siano stati procurati sul mercato nero tramite la dark net (termine un po’ abusato, di recente, per dire la verità), tuttavia l’acquisto illegale di tante armi ha un costo proibitivo, sicuramente superiore alle disponibilità del ragazzo, studente, figlio di un tassista: parrebbe quindi che qualcuno gli abbia fornito fondi e competenze e il periodo di un anno impiegato a pianificare i fatti sembrerebbe confermare tale impostazione.

Terzo aspetto dubbio è che Ali Sonboly avrebbe avuto, come movente, l’essere stato bullizzato, alcuni anni prima da compagni di scuola tedeschi: allora perché compiere una strage in un negozio di Mc Donald notoriamente frequentato da stranieri?

Da ultimo una considerazione sui problemi mentali del ragazzo: secondo le informazioni fornite dalla Polizia, lo stesso soffriva di problemi di ansia: possibile che un ragazzo di 18 anni, ansioso, si procuri pistola, una quantità considerevole di proiettili e progetti una strage per un intero anno, senza che nessuno sospetti niente?

Come sempre, in questi casi, pochi fatti, molte illazioni e ancora più dubbi.

di Marco Eller Vainicher

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