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Colpo di Stato in Turchia, cosa non convince?

By   /   24 Luglio 2016  /   Commenti disabilitati su Colpo di Stato in Turchia, cosa non convince?

ErdoganSono in molti a porsi domande su quanto sia veramente avvenuto in Turchia. Cosa non convince in questo “vero” o “presunto” colpo di Stato?

Per fare questo, esso, di norma, avviene a tarda notte o di primissima mattina, per evitare scontri con i lealisti o con la popolazione civile, facendo in modo che la gente si risvegli la mattina dopo, con una situazione ormai stabilizzata, provocando uno stato di accettazione.

Diversamente si chiamerebbe rivoluzione, ma una rivoluzione necessità della diretta e massiccia collaborazione della popolazione.

Nel caso della Turchia, tutto è avvenuto tra le 21:00 e le 24:00 del medesimo giorno, scontrandosi con le Forze di Polizia e la popolazione civile, la cui assistenza non era né prevista, né ricercata.

Per garantirsi il successo normalmente i golpisti usano due tecniche, tra loro opposte: inviare pochi soldati delle Forze Speciali, qualche centinaio, ad occupare le strutture fondamentali ed annunciare il colpo di Stato, oppure muovere un elevato numero di soldati che dimostrino la forza degli occupanti e che incutano timore nella popolazione.

In questo caso, si sono mossi circa 1.500 soldati inesperti e impreparati, al punto di arrendersi subito alle forze di polizia, male armate, e alla popolazione civile.

I capi della rivolta erano 5 generali e 47 colonnelli, eppure sono riusciti a movimentare solo 1.500 soldati di leva, equivalenti a 3 o 4 battaglioni, una dimensione enormemente inferiore a quella che avrebbero naturalmente potuto attivare: un colonnello comanda normalmente da 1 a 3 battaglioni, quindi, anche ipotizzando che metà di questi fossero impiegati in servizi amministrativi, ci sarebbe aspettati di veder muovere non meno di 6.000 persone, quattro volte tanto.

L’intera operazione, colpo di Stato e contro colpo di Stato, è durata meno di 5 ore, nessuno ha cercato di arrestare neppure un ministro, eppure il Presidente Recep Tayyip Erdogan non si trovava in un bunker protetto, ma in un villaggio vacanze, c’erano diversi aerei in volo, ma nessuno ha cercato di intercettare il trasporto presidenziale.

Il giorno dopo, a poche ore di distanza dai fatti, il Presidente già disponeva di una lista di 6.000 persone, presunti golpisti, che non avevano partecipato alle operazioni (per i quali, ribadiamo, sono stati impiegati solo 1.500 soldati di leva, poco addestrati e male equipaggiati), che sono state arrestate di primissima mattina.

Questo non ci porta a dire con certezza che sia stato tutto pre-organizzato dallo stesso Erdogan, ma di sicuro qualcosa non quadra.

di Marco Eller Vainicher

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