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Che fine farà la nostra batteria SAMP-T schierata in Turchia?

By   /   20 Luglio 2016  /   Commenti disabilitati su Che fine farà la nostra batteria SAMP-T schierata in Turchia?

Aster-sampt-300x224Da circa 2 mesi in Turchia è schierata una batteria controaerei missili “SAMP-T nella base di Kahramanmaras, in forza dell’operazione NATO “Active Fence”, originata a seguito della richiesta di applicazione dell’Articolo 4 del Trattato del Nord Atlantico da parte della Turchia, dopo l’abbattimento di un caccia e il bombardamento siriano ai confini tra i due Paesi.

Si tratta di 130 uomini e donne del Comando Artiglieria Controaerei di Sabaudia e del 4° Reggimento missili “Peschiera” di Mantova, che insieme ai colleghi spagnoli, schierati a Adana con la loro batteria “Patriot”, dovrebbero difendere il territorio e la popolazione turca da una eventuale minaccia balistica proveniente dalla Siria.

Dopo il fallito colpo si stato, vero o presento che sia stato, i rapporti della Turchia di Erdogan e l’Occidente e la NATO si sono tesi, specialmente dopo che è iniziata un’epurazione non solo dei militari direttamente coinvolti nel golpe, ma soprattutto di tutta la schiera di cittadini, a partire dai magistrati e dai giornalisti, che non erano in sintonia con il governo.

Epurazione preludio, molto probabilmente, ad una maggiore islamizzazione della Turchia che con Erdogan ha abbandonato i dettami laici del Padre della Patria Ataturk per rendere la religione islamica sempre più presente nella vita del Paese e del governo.

Questo, unitamente alla mancanza del rispetto dei diritti umani, confermati dalle immagini del trattamento cui sono sottoposti i golpisti, pone ancora maggiore distanza tra la Turchia “democratica” e l’Unione Europea. Infatti, non si tratta della sola pena di morte, cui la Merkel e in coro l’Unione Europea si è appellata per interrompere i colloqui per l’ingresso in Europa, promesso dalla Merkel per fermare l’avanzata dei profughi. Sono in gioco numerose diversità di comportamenti che coinvolgono una seria di libertà che Erdogan ha via via eliminato, come i suoi oppositori.

Anche i rapporti con gli Stati Uniti, principale perno della NATO, si stanno degradando, rendendo difficile la presenza delle truppe NATO in un Paese allo sbando, in cui non è possibile controllare la reazione di gruppi islamici avversi al grande Satana e agli Occidentali. La strage di Nizza non è che l’ultimo esempio in ordine di tempo.

Dunque la domanda è lecita: cosa succede e cosa succederà ai nostri connazionali in uniforme che sono in Turchia a nome e per conto della NATO? In questa situazione è ancora lecito parlare di protezione NATO alla Turchia? Chi garantisce la sicurezza dei nostri soldati, se i vertici militari sono stati decapitati? Se la base aerea di Incrilik, in cui vi è la più massiccia presenza americana, è di fatto chiusa ai voli americani?

Si tratta di uomini, mezzi e materiali che non si possono spostare con uno schiocco delle dita, occorrono giorni e una pianificazione accurata e coordinata. Speriamo che i nostri vertici politici e militari stiano seriamente affrontando l’argomento e che, senza voler essere eccessivamente pessimistici, trovino una soluzione prima che sia troppo tardi o che il loro rientro diventi possible arma di ricatto.

di Vito Di Ventura

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