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C’è ancora posto per la Turchia nella NATO?

By   /   17 Luglio 2016  /   Commenti disabilitati su C’è ancora posto per la Turchia nella NATO?

Turchia NATOCome noto la Turchia è uno Stato molto particolare, spesso con una politica bifronte. Legato da sempre alla storia dell’Europa, ma dalle forte radici mediorientali.

Per secoli terra contesa tra i grandi popoli della storia. Persiani, Macedoni, Romani, fino all’assedio di Costantinopoli tra Costantino IX e Maometto II, che determinò l’ascesa degli Ottomani e che  la fece diventare la base perfetta per la penetrazione europea a partire da Grecia ed Albania, per arrivare fino al cuore dell’Europa, Vienna.

Dopo il crollo dell’Impero Ottomano, per la Turchia, fu la volta di Mustafà Kemal, detto Ataturk, Padre della Patria, che dopo essere stata cristiana e musulmana, decise di renderla laica fino al midollo. Nessun segno religioso è più stato ammesso nel paese, né cristiano né musulmano, sotto la garanzia delle Forze Armate.

E fu proprio questo a fare della Turchia quello che è. Uno Stato a cavallo di Europa ed Asia, ultimo baluardo all’eventuale penetrazione islamica o araba in Europa. Potenziale testa di ponte europea in medio oriente in caso di necessità, ma soprattutto avamposto verso l’ex Unione Sovietica.

Per questo motivo la Turchia, pur non essendo uno Stato europeo, atlantico o comunque legato agli Stati Uniti è stato coinvolto nella NATO, nel Consiglio d’Europa, nella UEO, nell’EUROGENDFOR ed ha uno status particolare nei rapporti con l’Unione Europea.

La Turchia, essendo il più occidentale degli Stati del Medio Oriente, era quindi un partner ideale per la NATO, permettendo, tramite la base di Incirlik, di organizzare una facile reazione sia per una aggressione dagli Stati Arabi, che dalla ex Unione Sovietica.

Di recente la Turchia ha rinunciato sempre più alla sua laicità a fronte di una maggiore vicinanza all’Islam radicale. È sospettata di persecuzioni su una parte della popolazione per ragioni etniche e di supportare segretamente l’ISIS.

Nella crisi siriana ha dapprima abbattuto un aereo russo, poi ha più volte provocato la potenza asiatica per invocare il Trattato Nordatlantico, quindi ha minacciato l’Unione Europa di una invasione di profughi laddove non avesse ottenuto determinati benefici, in ultimo, dopo il fallito presunto colpo di Stato, ha avanzato rivendicazioni contro gli Stati Uniti minacciando di bloccare definitivamente la base di Incrilik.

A ben vedere ha creato un no fly zone che inibisce i voli dalla base NATO, permettendo solo l’atterraggio degli aerei già decollati e sospendendo le forniture elettriche, rendendo di fatto inutile la testa di ponte della NATO in Anatolia, in cui operano 1500 dipendenti della difesa americana, sui 2200 presenti in Turchia.

La sempre maggiore vicinanza della Turchia agli estremismi islamici e le sempre maggiori pretese turche, rendono la sua partecipazione alla NATO sempre più un costo e sempre meno un vantaggio.

Continuare questo rapporto ha ancora senso?

Di Marco Eller Vainicher

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