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ISIS, solo strategie commerciali?

By   /   14 Luglio 2016  /   Commenti disabilitati su ISIS, solo strategie commerciali?

ISISTante volte, da queste colonne, abbiamo ribadito che, per capire l’ISIS, occorre smettere di pensare al modello tradizionale, costruito sulla falsariga di una IO’s o di un NGO’s, per vederla come un’azienda, con velleità di sovranità su un dato territorio. Una sovranità che però, come abbiamo cercato di spiegare qualche tempo fa, è ridotta da una limitata capacità militare. Oggi vorremmo concentrarci su quali sono le politiche espansionistiche.

L’ISIS, come anticipato, ha precise velleità territoriali, a differenza di Al Qaeda, che aveva intenzioni più vendicative che operative, e dei Talebani, indecisi tra la supremazia in Afghanistan o la conquista del mondo intero.

Ricostruire il Califfato ed occuparne il territorio, come definito ad una certa data, da Istanbul a Ceuta (o Tangeri), è ancora una volta un scelta di marketing. Qualcosa in grado di eccitare la fantasia, che rimanda alle Mille e Una Notte e che non può essere fatto per una effettiva via militare. Questo perché l’ISIS non ha la disponibilità di un vero esercito, ma conta in patria su una massa di disperati destinati ad essere carne da cannone.

Per conquistare l’occidente, però, serve molto di più: occupare il golfo di Sirte sarebbe fondamentale per raggiungere le Colonne d’Ercole. Di fatto non potrà mai essere una vera conquista militare, si tratta solo di un arruolamento di manodopera a basso costo, più facile da convincere dove imperversa la miseria, anche con la promessa di un riscatto, meglio se in un’altra vita.

La strategia scelta, quindi, punta su pochi ma eclatanti attentati, che suggeriscano l’idea che andare in vacanza a Tunisi o a Sharm el-Sheikh possa essere pericoloso. Tutto per distruggere un’economia basata sul turismo e creare centinaia di disperati pronti a morire immolati sull’altare degli interessi del Califfo Nero.

In questo modo si creerà l’humus idoneo a reclutare l’ennesima massa di disperati, magari in qualche associazione regionale, che potrà poi essere incorporata dall’ISIS rendendolo, di fatto, proprietario del territorio. Una strategia non molto diversa da quella di aziende che spingono il loro target sull’orlo del fallimento per acquistarlo a poco prezzo.

Ancora una volta l’ISIS si dimostra una struttura a prevalente forma commerciale.

di Marco Eller Vainicher

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