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Il ruolo della donna nelle Forze Armate

By   /   9 Luglio 2016  /   Commenti disabilitati su Il ruolo della donna nelle Forze Armate

donne-militariLe Forze Armate, sin dalla loro origine, nascono come un campo prettamente maschile, quale realizzazione di una visione secondo cui compito dell’uomo è quello di proteggere la tribù, il villaggio o il clan e le donne accudiscono la famiglia.

Solo in alcune tradizioni si trova traccia di strutture che coinvolgevano le donne: il matriarcato demetrico, le strutture ginocrentriche della Colchide e delle Amazzoni: si è peraltro sempre trattato più di un sistema per esorcizzare le paure dell’uomo, che di realtà storicamente accertate.
 Anche nelle culture nordiche si sono trovate affiancate la visione di divinità prettamente guerresche, quali gli Aesir, a quella di divinità legate al ciclo della natura quali i Vanir.

Per secoli l’occidente ha considerato l’uomo dominus delle attività marziali e la donna regina del focolare collegata al ciclo della natura ed alla religione. Questa visione si è poi riprodotta nella della leva, laddove il servizio militare obbligatorio era appannaggio dei solo maschi, anche se si è andata attenuando nel corso degli anni.

In questo panorama la donna, che prima era relegata a ruoli secondari di infermiera, in corpi di IIVV della CRI, dello SMOM e, durante la Guerra Civile, anche della X MAS, nonché di assistenza negli ospedali militari, ha iniziato a farsi sempre più strada all’interno delle FFAA. L’ingresso delle donne, in Italia, inizia solo con la fine degli anni ’90, con l’apertura in progetti sperimentali, poi più stabili, all’interno delle caserme, volontari alla pari con gli altri, sebbene, soprattutto nei primi tempi, si tendesse a riservare loro ruoli prevalentemente amministrativi.

Oggi sono inquadrate nella maggior parte degli incarichi, al punto che, negli ultimi anni, abbiamo visto i primi casi di donne Comandante di Nave, di ragazze inquadrate come allievi nelle Scuole Militari (a partire dal 2009) e persino in ruoli più delicati: proprio lo scorso anno ben tre donne sono state ammesse al corso per incursori del COMSUBIN.
 Allo stesso modo abbiamo visto in altri paesi donne assurgere a ruoli dirigenziali di primo piano in reparti tradizionalmente maschili, come i Marines americani.

Nella moderna visione delle Forze Armate la donna finisce per avere un ruolo completamente integrato nei normali reparti sia delle tre forze armate principali, che nei tre corpi con funzioni di polizia, anche se meno nelle cosiddette forze speciali
. Diventano invece fondamentali nelle operazioni CIMIC, laddove la presenza di uomini e di donne, a seconda del tipo di attività, costituisce un valore aggiunto: è la cosiddetta “dottrina del gender approach” di cui alle risoluzioni 1206 e 1305 del 2013 NATO, in tema di prospettiva di genere, in cui non si punta a rendere uguali i componenti di ciascun sesso, ma a valorizzarne le differenze sempre ai fini del raggiungimento dell’end state.

L’idea è quella di sfruttare le differenze esistenti tra i soldati a livello sociologico ed antropologico, valorizzando le tradizioni locali o particolari situazioni, rendendole elemento fondamentale ai fini della completezza nella raccolta delle informazioni, sia per il perseguimento dei fini, che per la protezione del personale.

Per questo, nella scelta del personale da impiegare occorrerà tenere conto delle differenze sociali e relazionali tra uomini e donne, giovani e anziani, soggetti di classe o di censo differenti, aspetti che, a differenza che negli Stati occidentali, possono avere una valenza più rilevante. Per raccogliere informazioni in modo completo, oltre che rivolgersi ad altri soggetti, occorrerà coinvolgere anche operatori differenti: la popolazione femminile mediorientale, ad esempio, si trova facilmente in imbarazzo a rivolgersi a figure maschili, mentre si può raccogliere una maggiore quantità di informazioni coinvolgendo personale femminile.

Per questo, la Direttiva 1325 introduce la figura del Gender Advisor, persona particolarmente esperta in problematiche di genere e di tradizioni locali, con il compito di interfacciarsi con i soggetti locali e compiti di formatore per le problematiche di genere.
 Questa nuova prospettiva, inoltre, trova applicazione anche in territorio nazionale e in attività ordinaria, non solo per la valutazione dello stesso lavoro correlato, ma per affrontare più correttamente le problematiche del personale, come peraltro già previsto dal Regolamento al Codice di cui al DPR 90/10.

Ma il vero ruolo della donna nelle Forze Armate ci sarà quando smetteremo di considerarle donne ed inizieremo a pensare a loro come soldati.

di Marco Eller Vainicher

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