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Hillary Clinton prima donna candidato alla Presidenza

By   /   11 Giugno 2016  /   Commenti disabilitati su Hillary Clinton prima donna candidato alla Presidenza

hillary clintonAlla fine la Clinton ci è riuscita.  Nonostante la sua carriera politica più volte costellata da eventi contrari, non sempre per colpa sua, con determinazione ed autocontrollo, è riuscita a sfatare il più inossidabile  mito americano: un candidato donna alla Presidenza. Nel suo discorso post nomination Hillary ha sottolineato che “ …la vittoria non riguarda solo la sua persona ma milioni di donne che a partire dalla metà dell’800 hanno lottato per rendere possibile quanto è accaduto” ed ha fatto riferimento alla Convention di Seneca Falls a New York dove nel 1848 fu redatta la prima dichiarazione sull’uguaglianza tra uomini e donne. Nel fare riferimento a questo si è posta come paladina dell’emancipazione femminile, bacino elettorale dove evidentemente intende mietere voti bipartisan. Sotto questo profilo la candidatura ufficiale della Clinton è veramente una grande vittoria.

Dalla fondazione degli Stati Uniti nessuna donna era stata nominata candidata del maggior partito alla carica di Presidente. Si è ora creato un precedente che, comunque vada, collocherà nella storia una donna che da moglie umiliata dal comportamento del marito Presidente (Lewinsky) quando era First Lady, passo dopo passo è oggi la persona sulla una parte del popolo americano  pone le sue speranze di riscatto sociale.

Subito dopo il risultato il Presidente Obama è passato a sostenerla direttamente definendola come il candidato più adatto a prendere il suo posto. Oggi la Clinton è matematicamente certa della nomination democratica e, secondo molti analisti, tenuto conto delle posizioni estreme che Donald Trump ha assunto nel corso della sua campagna elettorale e dell’imprevedibilità più volte dimostrata nelle sue pesanti esternazioni, ha buone probabilità di diventare il prossimo Presidente.

Nella sua tracotante esuberanza Trump sta sconvolgendo gli equilibri e la credibilità dei repubblicani. Anche la sua recente uscita contro i giudici e la magistratura americana sa di scarso equilibrio personale. Alcuni senatori conservatori gli hanno già pubblicamente tolto il loro sostegno definendolo con gli stessi termini dispregiativi usati dalla propaganda democratica che vede in lui una persona alla quale non si potrebbero affidare ne il comando delle forze armate ne tantomeno le chiavi del nucleare.

Questa debolezza sostanziale del candidato Trump rischia veramente di fare la differenza e di far confluire sulla Clinton anche i voti di chi non l’avrebbe mai votata, elettori repubblicani scontenti compresi.

Vincerà per assenza di validi antagonisti? Questo è un probabile scenario. Ma non basta. Vittoriosa in battaglia, Hillary dovrà ora attrezzarsi per vincere la guerra. Per far questo dovrà soprattutto fare i conti con il profondo cinismo con cui molti americani guardano alla politica. A parte i suoi fan, la sua nomination non ha suscitato euforia in tutto il Paese. Sanders, l’altro candidato democratico in corsa con lei per la nomination, ha avuto moltissimi consensi ed ha già fatto sapere che se la Clinton vuole i suoi voti, dovrà scendere a patti  su alcuni temi  cari ai progressisti quali la sanità e l’istruzione gratuite, e più tasse sui grandi patrimoni. Poi non dimentichiamo che Hillary è sicuramente un capace politico oramai di lungo corso, ma è anche considerata da quasi tutti un’ambiziosa quanto cinica “macchina politica”.

Ci sono poi molti repubblicani che pensano che dovrebbe andare subito sotto processo e non alla Casa Bianca anche per precedenti scandali nei quali è stata compromessa. La questione delle mail riservate trattate su account privato è poi  sempre all’attenzione perché  commesso una grave violazione delle regole. E’ sotto investigazione da parte dell’FBI e qualcosa potrebbe uscire, magari nel momento finale, per lei il meno opportuno.Supermartes-situado-Trump-Clinton-favoritos_106501060_1892895_1706x1280

Ma la preoccupazione maggiore della politica americana è che il Paese è diviso. Gli americani che andranno al voto, da consuetudine non più del 30,40 per cento, si divideranno tra due candidati, nessuno dei due completamente convincenti. Chiunque vinca le elezioni del prossimo novembre, si troverà a gestire un paese dove la metà della popolazione sarà insoddisfatta della scelta.

Alla Clinton rimangono 22 settimane prima delle elezioni per parare i colpi, che ci saranno, e per  conquistare altre fette di elettorato. Trump conta sulla rabbia del ceto medio impoverito che vota a destra, la Clinton deve riconquistare i consensi dei giovani delusi, già di sinistra. 

La sfida è completamente aperta, i due contendenti sfodereranno tutte le loro armi per conquistare la Presidenza. Vinca il migliore,  nella certezza che, visti i candidati,  gli Stati Uniti non avranno il Presidente che  vorrebbero e che il mondo sempre in grave crisi richiederebbe.

di Roberto Bernardini

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