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Ambasciatore a Bruxelles, dopo solo un mese si cambia

By   /   10 Maggio 2016  /   Commenti disabilitati su Ambasciatore a Bruxelles, dopo solo un mese si cambia

carlo calendaCarlo Calenda, Ambasciatore a Bruxelles di fresca e contestata nomina, insediato da poche settimane è il nuovo Ministro dello Sviluppo Economico. Occupa ora il posto di Federica Guidi che si è dovuta dimettere perché coinvolta, a torto od a ragione lo vedremo, nei fatti del recente “scandalo petroli ed altro….” di Potenza.

L’annuncio è venuto direttamente da Renzi durante un suo passaggio alla trasmissione di Fazio su RAI3, luogo oramai assurto a “sala stampa” per le comunicazioni ufficiali: l’ex Vice Ministro della stessa Guidi, promosso sul campo, lascerà le sue stanze nella Capitale europea per tornare a Roma. federica guidiLa sua precedente nomina a Rappresentante Italiano presso l’UE – carica prestigiosa e in questo periodo storico molto importante per tutte le questioni che assillano i governanti del vecchio continente (flussi migratori devastanti, terrorismo di matrice islamista, la BREXIT e la GREXIT, cioè la possibile uscita di Gran Bretagna e Grecia dall’Unione, ovviamente per diversi motivi) –  aveva fatto scalpore.

Quella posizione era da sempre appannaggio dei diplomatici di carriera ed il suo conferimento ad un politico aveva suscitato composte ma decise proteste da parte delle feluche. Le giovani feluche addirittura avevano indirizzato una lettera con le loro valutazioni al  Presidente del Consiglio e ad altre cariche istituzionali del Ministero degli Esteri, nella quale senza esitazione affermavano che “… non ci si improvvisa Ambasciatori, si diventa Diplomatici non solo con il superamento di un concorso tra i più selettivi ma soprattutto attraverso un percorso di professionalità, ……. La scelta di nominare un politico a Capo di una sede estera equivale ad ignorare questo patrimonio ……  chiediamo di essere sostenuti, non sostituiti dalla politica.” Parole forti e coraggiose  da parte di giovani funzionari del Corpo Diplomatico che si sentivano scippati,  come categoria professionale, di una posizione propria della Diplomazia per adire alla quale serviva un curriculum significativo.

Ma la decisione oramai era presa. Niente da fare, il Presidente del Consiglio voleva un suo uomo a Bruxelles –  dove non si sentiva tutelato in un periodo in cui i rapporti con la Merkel e con la dirigenza europea lo stavano mettendo in difficoltà –  che portasse avanti un suo progetto politico che si presuppone fosse stato redatto ed a lui affidato.

ambasciatore stefano sanninoDicono che l’Ambasciatore rimosso, Stefano Sannino,  fosse accreditato come “troppo filo istituzioni europee”,  più attento all’osservanza delle procedure comunitarie ed agli equilibri tra i potentati  a guida tedesca che alle esigenze italiane. Ed allora via, avanti il fedele Calenda, forse digiuno di diplomazia ma sicuramente gradito ed in sintonia con il Premier.

Ma ora tutto questo non vale più? L’Europa è di nuovo in secondo piano rispetto alle questioni di politica interna?  Come la mettiamo? Difficile da comprendere. Due ipotesi: o Calenda in pochi giorni  ha miracolosamente sistemato tutti i dossier italiani pendenti a Bruxelles che assillavano il nostro  Governo – ed ora fatto il miracolo può cedere il timone ad un diplomatico qualunque –  o siamo alla tela di Penelope… di giorno si fa la notte si disfa… senza un progetto politico  ma forse anche con poco rispetto delle Istituzioni.

Da tutto questo emerge un quesito che i cittadini si pongono assistendo a queste “manovre”:  è mai possibile che in Italia le persone giuste ed adeguatamente preparate per incarichi rilevanti a livello nazionale e internazionale siano così poche, tanto da dover  ricorrere sempre agli stessi candidati che vengono continuamente proposti per improvvise investiture, per incarichi multipli e  a volte sovrapposti, spesso concomitanti secondo una procedura ai più poco comprensibile? Ma non c’era nessun altro? Solo lui poteva andar bene per il posto da Ministro? Calenda era andato a Bruxelles con un progetto strategico o solo per occupare la sedia dove non si voleva più il suo predecessore? I fatti sono evidenti e per quanto i media con un’informazione sempre più piatta tentino di stemperarne gli effetti, la gente osserva registra e poi ricorda. E’ questo il “fare squadra” che si sente ripetere continuamente?                                                                                                                                                   di Roberto Bernardini.

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