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La Turchia nell’Unione Europea. Un matrimonio combinato?

By   /   24 Aprile 2016  /   Commenti disabilitati su La Turchia nell’Unione Europea. Un matrimonio combinato?

merkel turchia campo profughi 230416Oramai non è più questione di Unione Europea e del suo futuro unitario, forse compromesso da questa epopea di flussi migratori che ci accompagnerà in modo opprimente nei prossimi anni.

Le carte sono scoperte e solo chi pratica la politica dello struzzo, “non vedo non esiste”, può continuare a pensare che al centro delle preoccupazioni di Bruxelles ci sia veramente l’Unione Europea. Si, l’Unione esiste ancora e se ne parla, ma il vero problema del momento è la soluzione dei flussi balcanici che preoccupano la Germania.

L’invasione dell’Italia da Sud via Lampedusa dello scorso anno e degli anni precedenti non aveva mai messo in pericolo il centro Europa, dove risiede il centro di comando e controllo dell’Unione Europea. Fino a quando i flussi interessavano solamente le coste dell’Italia e della Grecia, era sufficiente qualche Summit per parlarne ma non per impegnarsi veramente, qualche raccomandazione ai Paesi del Sud di fare di più nell’osservanza delle regole (Dublino e Schengen), una missione marittima di soccorso, ma solo di facciata,  per salvarsi la coscienza portando più rapidamente i profughi sul suolo italiano. Niente di più. Adesso la situazione è cambiata perché il pericolo è stato percepito come una minaccia diretta a chi veramente “conta”. E l’Europa che “conta” ora si muove.

Oramai Erdogan e la Turchia rappresentano la vera chiave della “soluzione tampone”. La Turchia è sempre più centrale per il futuro dell’Unione in chiave tedesca. Erdogan lo sa e gioca le sue carte in modo scaltro. Se non lo accontentano riapre le saracinesche dei flussi ed i Balcani tornano ad essere “allagati” di profughi. Quindi occorre accontentare la Turchia, non solo con finanziamenti per la gestione degli immensi campi profughi già presenti sul suo territorio dove stazionano più di due milioni di fuggitivi, soprattutto siriani. Ma anche e soprattutto con la promessa, magari già preceduta da qualche provvedimento di favore, di un facilitato ingresso nell’Unione europea, al più presto possibile.

La Cancelliera Merkel, in questi giorni in visita ai campi in Turchia, ed il primo ministro  Davutoglu si sono dichiarati molto preoccupati per la “nuova ondata” di rifugiati dalla Siria. La Merkel ha subito detto che siamo pronti (noi europei, ovviamente parla a nome di tutti i partner anche senza consultarli, ne ha titolo) ad accelerare l’adesione all’Ue della Turchia, se collabora alla gestione dei profughi. La stampa riporta poi che nei suoi colloqui bilaterali con Erdogan l’ha confermato “concedendo ufficialmente “la disponibilità della Germania ad appoggiare la Turchia per ottenere un iter di adesione all’Unione Europea più rapido, se Ankara contribuirà a contenere il flusso dei profughi verso l’Unione Europea”.

merkel turchia 230416E per chiudere il cerchio nella conferenza stampa finale  Erdogan ha esplicitamente reiterato alla Merkel la richiesta di accelerazione dell’adesione di Ankara all’Unione europea. Più chiaro e concordato di così!

E sempre in relazione al flusso dei profughi si è parlato anche strumentalmente della crisi siriana che su questi flussi ha piena influenza.  I recenti scontri e combattimenti ad Aleppo stanno dando luogo ad un nuovo esodo verso la Turchia? Bene. L’Unione ha un piano al riguardo. Il progetto messo a punto a Bruxelles prevedrebbe il blocco degli immigrati sul territorio turco. In cambio della creazione di nuovi campi profughi nel paese, l’Europa concederebbe ai turchi altri aiuti finanziari.

Ma sull’onda favorevole che sta cavalcando, questo alla Turchia non basta. Per la sua sicurezza vuole riprendersi una parte del territorio che perse con la fine dell’Impero Ottomano, il nord della Siria. Il modo per ottenere anche questo è semplice: far decretare dalle Nazioni Unite una “safe zone”, un’area cuscinetto oltre i suoi confini meridionali ovviamente sotto il proprio controllo. Un primo passo dal quale poi sarebbe difficile tornare indietro. Tecnicamente, ai fini della sicurezza,  è un discorso che non fa una piega, ma geopoliticamente evidenzia il sospetto di una riconquista territoriale.

Una visita importante dunque quella della Merkel che era accompagnata dal (suo fedele) presidente del Consiglio Europeo, Donald Tusk. Era prevista anche una visita nei campi e puntualmente la Cancelliera si è incontrata con i profughi del campo di Nizip,  località alla frontiera con la Siria, dove circa cinquemila rifugiati vivono nei prefabbricati,  uno dei migliori ed il meglio organizzato dal punto di vista delle condizioni di alloggiamento. Al suo ingresso  ha però trovato  un enorme striscione con una scritta molto eloquente: “Benvenuti in Turchia, il Paese che ospita il maggior numero di rifugiati al mondo”. Tanto per ribadire, se ancora non fosse chiaro, il ruolo determinante e discriminante che vittoriosamente la Turchia oggi riveste sul fronte della crisi migratoria.

In fine, una riflessione, che oramai deve essere ricorrente. Non dimentichiamo che con la concessione di norme facilitate ai turchi per l’accesso in Europa, in attesa dell’adesione, avremo un potenziale di 75 milioni, tanti sono più o meno gli abitanti della Turchia, di islamici liberi di circolare nelle nostre nazioni europee.

L’islamizzazione pacifica del vecchio continente non è più solo una possibilità, oramai è quasi una certezza.

di Roberto Bernardini

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