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Attentato a Bruxelles

By   /   22 Marzo 2016  /   Commenti disabilitati su Attentato a Bruxelles

People are evacuated from Zaventem Airport in Brussels by bus after an explosion on Tuesday, March 22, 2016. Explosions, at least one likely caused by a suicide bomber, rocked the Brussels airport and subway system Tuesday, prompting a lockdown of the Belgian capital and heightened security across Europe. At least 26 people were reported dead. (ANSA/AP Photo/Geert Vanden Wijngaert)

Oggi, poco dopo le otto di mattina, due ordigni hanno fatto scempio dell’aeroporto di Bruxells. Le notizie si susseguono, per ora sono stati accertati 34 morti, e sembra che uno degli ordigni fosse stato piazzata al desk dell’American Airlines per un volo diretto a Tel Aviv.

Ancora non si sa nulla delle motivazioni degli attentatori e nemmeno della loro provenienza, tuttavia qualche ipotesi è già possibile. Senza pretesa di possedere la verità, non si può non notare che i fatti avvengono a brevissima distanza dall’arresto del terrorista Salah, a Bruxelles, e dell’esistenza di un mandato di arresto europeo spiccato da Parigi, verso il quale il Belgio sembra orientato a prestare consenso, anche perché allo stato ben poco potrebbe fare di diverso: non si tratta di una vera estradizione, ma di una procedura amministrativa che non può essere rifiutata se non in circostanze particolarmente gravi.

Sappiamo anche che il Salah, figura chiave degli attentati di Parigi, che avrebbe dovuto farsi esplodere allo stadio, ma, all’ultimo momento ha deciso per altra strategia, è intenzionato a resistere in ogni modo alla procedura giudiziaria, al punto da assoldare uno dei migliori, e più cari, avvocati belgi al fine di far respingere la richiesta e addirittura si è reso disponibile a collaborare con le autorità locali a condizione di non essere inviato in Francia.

A fronte di una strategia “facciamo tutto il possibile perché non sia trasferito in Francia” pare così improbabile la carta dell’attentato per forzare la mano ?

Chi scrive ha sempre sostenuto che questo rischio fosse concreto, anche sulle pagine di questa rivista, nei giorni scorsi. Poi ci sarebbe da chiedersi perché tanta paura di andare in Francia.

di Marco Eller Vainicher

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