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Considerazioni sulla legislazione antiterrorismo

By   /   7 Marzo 2016  /   Commenti disabilitati su Considerazioni sulla legislazione antiterrorismo

nocs-polizia-teste-di-cuoioLo scorso anno, il 17 aprile 2015, il Parlamento ha approvato la legge n. 43 avente per titolo “Misure urgenti per il contrasto del terrorismo, anche di matrice internazionale…” Nel testo vengono introdotte misure per contrastare il terrorismo, oltre a stabilire la proroga delle missioni internazionali delle Forze Armate, della Polizia e delle iniziative di cooperazione allo sviluppo.

In particolare, nell’ambito delle misure antiterrorismo, la legge prevede un potenziamento della normativa creata dal Decreto 374/01 e già rinforzata dal Decreto 144/05 per punire coloro che organizzano, finanziano e propagandano viaggi che servano per compiere atti terroristici e definisce le figure dei cosiddetti “Foreign fighters”, il cui reato è oggi punito con la reclusione da 5 a 8 anni.

Senza addentrarci nel merito specifico di tutta la legge, vale la pena soffermarci, a distanza di un anno, per trarre alcune considerazioni e verificare se la stessa è da considerare aderente agli scopi oppure presenta ancora delle importanti carenze. L’analisi può essere condotta su tre livelli: culturale, istituzionale e normativo. In questo articolo si affronterà il primo.

Sotto l’aspetto culturale, l’approccio della normativa Italiana non corrisponde alla realtà dei fatti, in quanto il legislatore, partendo dalla considerazione secondo cui la legislazione italiana è particolarmente avanzata in campo di lotta alle associazioni di stampo mafioso, al punto da essere stata ricalcata dalla Convenzione di Palermo, ha inteso estendere questo modello a ogni situazione avente carattere di emergenza, considerando il terrorismo una forma di criminalità organizzata.

Si è quindi tentato di adattare le soluzioni che hanno dato buoni risultati a problemi radicalmente differenti: il fenomeno mafioso, infatti, prevede che un soggetto, con una organizzazione stabile, abbia l’intenzione di acquisire il controllo politico ed economico di un dato territorio.

Il terrorismo, vice versa, ha lo scopo precipuo di perseguire vari obbiettivi, che sono quello di ribaltare l’ordine democratico o limitare la libertà di strutture locali, statali, sovranazionali ed internazionali, per mezzo della violenza ingenerando un clima di paura, inducendo così i destinatari a mutare il proprio stile di vita. Si potrebbe dire che il terrorismo è una versione più violenta e su scala più vasta dei reati di molestie.

Se dunque la criminalità organizzata tende ad avere un radicamento nel territorio in cui opera, di cui cerca di comprarsi, con le buone o con le cattive, il consenso alla permanenza, il terrorismo, soprattutto quello di matrice islamica, ha spesso e volentieri un territorio molto diverso e distante da quello in cui normalmente opera ed è di natura assai complessa.

Vanno infatti distinti movimenti finalizzati alla conquista di un territorio che si asserisce illegittimamente occupato, come IRA o ETA, movimenti a carattere prettamente politico, come BR o RAF e movimenti tendenti a espandere le proprie dimensioni locali, conquistando, sempre con comportamenti eclatanti, il consenso dei simili e la neutralità degli altri soggetti, come l’attuale terrorismo islamico.

In ogni caso, mentre il fenomeno della criminalità organizzata tende a svilupparsi più su un piano civile, quello terroristico tende più a modelli di carattere militare. Ed è proprio l’aver tenuto in considerazione tale ultimo aspetto che aveva portato ottimi risultati nella lotta alle Brigate Rosse ed ai Nuclei Armati Rivoluzionari, ragione per cui sarebbe utile fare riferimento a quella che viene generalmente chiamata ‘Teoria Dalla Chiesa’, dal nome del Generale dei Carabinieri che la formulò.

di Marco Eller Vainicher

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