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Le tesi catastrofiste di Stockman e la crisi delle materie prime

By   /   28 Gennaio 2016  /   Commenti disabilitati su Le tesi catastrofiste di Stockman e la crisi delle materie prime

StockemannIl trading online delle opzioni binarie è una fonte di guadagno che fa discutere e divide i critici. Sistema molto pubblicizzato in questo momento di crisi è principalmente rivolto a piccoli risparmiatori, ma anche a chi non ha un lavoro stabile e vuole incrementare le proprie entrate.

Il trading, per chi non lo sapesse, altro non è che la compravendita di azioni, beni di stato o obbligazioni, quest’ultime salite agli onori della cronaca dopo il caso Banco Etruria. Il vantaggio di sviluppare questo genere di economia tramite internet sta tutto nel minor numero di costi di commissione e nel maggior numero di informazioni che l’utente/trader può avere sul bene su cui decide di investire.  Le opzioni binarie sono, invece, un sistema di trading pensate soprattutto per i principianti: in sostanza si tratta semplicemente di prevedere se un dato bene in un arco di tempo ristretto, salirà o scenderà di valore. Se si azzecca la previsione, si incassa subito la commissione (che può arrivare anche all’85%).

Detto così, suona tutto molto facile ed intrigante, ma bisogna tenere conto anche di altri fattori. La prima cosa da capire è in cosa bisogna investire. La scelta più saggia è quello di farlo sulle materie prime, meglio note come commodities. Con questo termine si indicano tutte quelle materie di fondamentale importanza economica, energetica o alimentare. Le tre più grandi categorie inerenti le materie prime sono i metalli preziosi, fonti energetiche e prodotti agricoli.

Queste commodities hanno visto accrescere il proprio valore, data la grande richiesta arrivata dai paesi in via di sviluppo. Si tratta quindi di un investimento sicuro? A sentire David Stockman, politico americano repubblicano, no. Secondo la sua tesi l’enorme quantità di denaro immesso nell’acquisizione di commodities in questi ultimi anni ha creato una bolla speculativa (ovvero, un aumento ingiustificato del prezzo di questi beni) destinati a creare un periodo di forte deflazione nei prossimi anni.

In primis, Stockman sostiene “che sta per materializzarsi un periodo di grande deflazione, manifestato dal crollo delle materie prime”. Il politico fonda la sua asserzione sul Bloomberg Commodity Index (BCI), uno dei principali indici economici che tiene conto di petrolio, soia, rame, nichel e tutte le primarie fonti industriali, il quale è sceso per la prima volta dal lontano 1999 sotto quota 80 toccando il minimo di 52 settimane a quota 72,33. Attualmente tale indice è lontano più del 70% dal massimo storico (toccato alla vigilia della recente crisi finanziaria) e del 55% circa dal picco registrato nel periodo di ripresa del 2011.

Il problema principale di questa grossa bolla speculativa proviene – secondo la teoria di Stockmann – dal lato dell’offerta che, oltre ad aver generato un surplus di capacità produttiva, ha aumentato l’esposizione a investimenti che si stanno rivelando cattivi e non redditizi”. Secondo il senatore conservatore, l’economia mondiale starebbe quindi in procinto di contrarsi per la prima volta dagli anni ‘30, inscenando una depressione degli investimenti in tutto il mondo da quel periodo nefasto per le casse della finanza. Per Stockman “l’aggiustamento degli investimenti in beni capitali richiederà almeno un decennio”.

Nonostante le tesi catastrofiste di Stockemann, in questo momento, investire tempo e denaro nel trading conviene per diversi motivi. Anzitutto, consentono di diversificare il proprio portafoglio d’investimento e, in secondo luogo, perché hanno una correlazione positiva con l’inflazione.  Dal punto di vista pratico, inoltre, hanno rischi limitati, richiedono un basso capitale iniziale e sono facili da comprendere.

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