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CL – Tutti i verdetti della l fase: Promossi, bocciati e rimandati (tra quali le italiane?)

By   /   10 Dicembre 2015  /   Commenti disabilitati su CL – Tutti i verdetti della l fase: Promossi, bocciati e rimandati (tra quali le italiane?)

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I gironi della UEFA Champions League 2015/2016 sono andati in archivio con un’ultima due giorni, come sempre, ricca di colpi di scena. I verdetti pervenuti dai campi ci raccontano di un calcio europeo ancora dominato dalle più potenti casate spagnole, con tedesche al seguito; poi ci sono le ‘scricchiolanti’ nobili inglesi a cui servono 90′ e più per poter tirare – quando va bene – un sospiro di sollievo; e infine le prestigiose italiane, costrette ormai ad un ruolo da comprimario. Oltre a queste, segnaliamo una serie di graditi ritorni nel lotto delle migliori 16 del continente ed esclusioni più o meno clamorose. Andiamo però a vedere tutto nel dettaglio.

CERTEZZE – Tra chi ha vissuto una prima fase assai agevole ci sono senza dubbio Bayern Monaco, Real Madrid e Barcellona, di diritto le pretendenti numero uno alla vittoria finale. Se per i bavaresi la forza principale sta nel collettivo – sapientemente plasmato ad immagine e somiglianza del suo tecnico Guardiola – le corazzate iberiche fondano i propri successi sui clamorosi numeri dei singoli: i tedeschi, secondo il sito ufficiale del UEFA, risultano primeggiare in quasi tutte le statistiche di club nella competizione; le spagnole dalla loro hanno dei cannonieri impareggiabili: C. Ronaldo, da solo, è già a quota 11 gol (88 totali nel torneo), addirittura uno in più del trio delle meravigle Messi-Suarez-Neymar. Nel novero delle squadre più quotate vanno inserite certamente Psg e Atletico Madrid: mai un tentennamento, un attimo di affanno nelle sei gare fin qui disputate, l’unico neo per i parigini è stato ritrovarsi subito di fronte i cugini nobili dei Colchoneros, costringendo Ibra e compagni alla seconda piazza.

PROMOSSE CON RISERVA – Per pedigree, monte ingaggi, o avversarie nel girone, era lecito aspettarsi molto di più da Man City, Chelsea, Arsenal, Juventus e Roma. Le prime due hanno dovuto tentarle davvero tutte per riuscire a primeggiare nel loro gruppo: per i Citizen è la prima volta che questa accade, agli uomini di Mou è occorso lo scalpo finale del Porto (1-0) per scacciare il precoce fallimento stagionale. Il 3-0 con cui l’Arsenal di Wenger ha ribaltato lo scontro diretto con l’Olympiakos (triplo Giroud) entra di diritto nella classifica delle ‘imprese’ Gunners. Il primo bilancio delle squadre di casa nostra, invece, è da catalogarsi – per motivi differenti – comunque alla voce ‘delusioni’; perché la Juventus ha stropicciato a mezz’ora dalla fine un girone altrimenti condotto in maniera autorevole, esponendosi ad un sorteggio – il prossimo lunedì – pericolosamente maligno; mentre per quanto riguarda la Roma i fischi di mezzo Olimpico (l’altra metà era tristemente deserta) rimarranno nella testa della squadra più della musichetta della Champions stessa. La sensazione è che i capitolini vadano avanti più per le imprecisoni negli ultimi 90′ di Bayer e Bate, che per propri meriti. All’ambiente giallorosso, dopo un anno di apprendistato, interessa più la forma della sostanza anche in Europa.

COMUNQUE SIA, SORPRESE – In assoluto, il fracasso più grande l’ha fatto la discesa del Manchester United in Europa League. Per demonizzare la gestione di un girone, sulla carta, abbordabile sarebbe troppo facile fare i conti in tasca al manager Van Gaal; più dei quasi 150 milioni spesi fa specie come i Red Devils fatichino a mostrare una chiara identità e quell’attitudine al comando che ne ha caratterizzato la storia. Un buco nell’acqua da non sottovalutare lo ha fatto il Valencia, affidatosi forse troppo tardi al carismatico Neville (per rimanere in tema United): il terzo posto in un raggruppamento che la vedeva favorita al pari dello Zenit non è certo quello che la dirigenza cinese si aspettava in sede di mercato estivo. Infine, una mensione particolare la meritano Dinamo Kiev e Gent. Entrambe non accedevano alla seconda fase da, rispettivamente, 15 e 16 anni; era tutta un’altra Champions League con valori assoluti meglio distribuiti e formula più ‘aperta’. Quello che ha maggiormente impressionato di ucraini e belgi è la compattezza sul campo e la chiarezza nel progetto – oltre alla fame di successo -; i primi sono praticamente imbattibili tra le mura amiche, mentre i secondi hanno una serie di talenti di indiscussa prospettiva da continuare a mettere in mostra nella vetrina calcistica più preatigiosa.

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