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Parigi nuovamente attaccata da Daesh, lo Stato Islamico

By   /   17 Novembre 2015  /   Commenti disabilitati su Parigi nuovamente attaccata da Daesh, lo Stato Islamico

hollande

A pochi mesi dall’ attentato a “Charlie Hebdo” è successo di nuovo. La Francia è stata colpita nel cuore della sua e nostra civiltà, Parigi, simbolo universale di noi europei.

Non commentiamo nemmeno le ridicole quanto scontate affermazioni di “esperti” e politici nostrani – che svernano nelle comode sale televisive dei talk show – esternate sul perché sia successo, sul come sia potuto succedere, sul cosa si poteva fare per evitarlo. Sono reazioni a tragici fatti che sono emerse nella circostanza solo da noi in Italia dove il clima elettorale è permanente.

All’estero abbiamo invece osservato reazioni composte ed unità di intenti sul problema del terrorismo che fuori dal “bel paese” è da tutti considerato strategico e sempre disgiunto da logiche di partito. Laddove maturità politica e consolidata democrazia sono la norma è stata, fortunatamente, ribadita la convinzione che si debba rimanere “fermi sui nostri principi anche dopo gli attacchi di Parigi perché non si difendono i nostri ideali rimuovendoli” L’Europa è, e deve restare nonostante tutto, esempio di libertà, di diritto ma anche di solidarietà ed accoglienza e deve continuare a difendere questi suoi principi.

Le parole di Hollande sono state da subito estremamente chiare: azione decisa e impietosa contro i terroristi ma salvaguardia del nostro sistema di vita. Discorso importante, da statista, subito condiviso da tutte le parti politiche. Certo qualcosa è cambiato rispetto ai tempi di “Charlie Hebdo”. Questi attacchi, non hanno più l’aspetto dell’atto terroristico mirato ad un obiettivo. Si è trattato di fredde azioni militari che Hollande, sbilanciandosi, ha attribuito all’”esercito di Daesh”. Ci vuole però molta prudenza, anche i termini in questi frangenti hanno un loro peso e significato particolare. Con questi atti criminali Daesh è anche alla ricerca di legittimazione nella galassia islamica, soprattutto nella “Umma” il contesto globale dei fedeli nel mondo al quale il Califfo si rivolge per ottenere consenso. Non dobbiamo assecondarlo. Riconoscere che l’ISIS ci ha dichiarato guerra vorrebbe dire concedergli la “statualità” che disperatamente ricerca al di fuori dei suoi confini con atti eclatanti. Negli ultimi mesi i suoi gruppi terroristici hanno rivendicato l’abbattimento dell’Airbus russo precipitato sul Sinai, un attentato a Beirut ed un altro a Bagdad. Ed allora quale deve essere la nostra risposta? Guai a modificare le nostre abitudini ed i principi della nostra democrazia, anche se nella circostanza potrebbero rappresentare per noi punti di debolezza e per il nemico invece punti di forza. Una sicurezza assoluta non è possibile. Qualcuno propone di blindare le frontiere, di interrompere lo scorrere dei flussi dei profughi, di attribuire poteri speciali ai governi, di applicare restrizioni alle nostre civili abitudini, misure queste che modificherebbero comunque il nostro sistema di vita. Nell’emozione del momento tutto ciò può sembrare logico, l’unica soluzione per evitare nuove carneficine di innocenti. Ma non è questa la via da seguire. Dobbiamo essere forti, dobbiamo riflettere e capire che la modifica del nostro “sistema di vita”, è proprio l’obiettivo del “califfo”. Ci dobbiamo convincere che se veramente crediamo nei nostri valori dobbiamo proteggerli e per proteggerli non possiamo certo smantellarli. Dobbiamo agire direttamente all’origine del problema. Ed il problema è Daesh che si è consolidato tra Siria e Iraq e che costituisce un rilevante impedimento alla soluzione della crisi siriana, dalla cui composizione dipende il futuro di tutta l’area del Medio Oriente. Due le azioni parallele che ricadono pienamente nella responsabilità della “comunità internazionale”, da condurre con spietata determinazione affinché sia chiaro all’ISIS che il suo ambizioso progetto di distruzione la nostra civiltà non potrà mai concretizzarsi. Una decisa azione militare contro lo Stato Islamico affidata ad una coalizione internazionale unica composta da Stati Uniti, Russia, Unione Europea ed alcuni paesi arabi, per togliere a Daesh territorio e risorse, quindi il suo potere nell’area. Il “califfato” senza questi due elementi tornerebbe ad essere solo un movimento terroristico. La seconda azione attiene al mondo della diplomazia, a Vienna si sta già lavorando, per trovare un accordo sul dopo Assad e per risolvere la questione siriana a premessa di una nuova organizzazione del Medio Oriente. Subito, abbiamo già concesso troppo tempo al nemico.

di Roberto Bernardini

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