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L’attacco frontale di IS agli infedeli

By   /   16 Novembre 2015  /   Commenti disabilitati su L’attacco frontale di IS agli infedeli

attacco a ParigiParigi come Beirut, Ankara, il Cairo, eccetera. Da mesi ormai lo Stato Islamico ha incrementato gli attacchi contro il mondo, non solo occidentale, ma contro gli stessi musulmani considerati apostati, cioè tutti coloro che non seguono strettamente, secondo la loro interpretazione, i principi coranici.

Due giorni prima degli attacchi a Parigi, i militanti di IS, lo Stato Islamico, hanno compiuto una strage a Beirut, nel mercato del distretto di Bourj al-Barajneh, provocando la morte di oltre 40 persone e il ferimento di almeno 200. Il mese scorso è stata la volta di Ankara, con altri 100 morti, in agosto un’auto bomba a Il Cairo, altre 6 persone, in luglio lo scontro violento tra i militari egiziani e i militanti di IS con la morte di oltre 100 militanti e 17 soldati egiziani. E così via procedendo a ritroso, fino alle origini del fenomeno che si è presentato al mondo con un biglietto da visita di morte.

Dopo le decapitazioni, i roghi, le distruzioni dei monumenti, lo Stato Islamico è passato ad una nuova, più pericolosa e sofisticata fase della guerra contro il mondo intero. E che l’obiettivo sia il mondo intero lo dimostrano i summenzionati attentati. Che il mondo intero abbia finalmente capito che si tratti di una vera e propria guerra, questo non è ancora certo, anche se qualcuno ha cominciato a pronunciare questa parola e lo stesso Papa Francesco si è espresso in questi termini.

Se allora si è capito di essere in guerra, occorre andarci preparati. Non basta bombardare, come ha fatto il Presidente Francese Francois Hollande, che ha immediatamente risposto con nuovi raid aerei, su Raqqa. Questa è una faccia, ancorché importante, della medaglia, ma è una risposta che scaturisce dall’emozione. Ma l’emozione passerà presto, così come i fiori sui luoghi degli attentati e davanti alle ambasciate appassiranno, le fiaccolate scemeranno e la pioggia cancellerà le scritte “Je suis France”, come è accaduto per l’attentato di Charlie Hebdo.

Per vincere questa guerra occorre guardare l’altra, ancora più importante, faccia della medaglia. Bisogna capire quali sono le motivazioni di fondo, quali sono le teorie politiche dell’estremismo islamico, perché morto uno, cento, mille kamikaze, altrettanti ne sorgeranno e la storia non finirà mai. Esattamente come la guerra tra Israele e i Palestinesi. L’Occidente continua a fare errori. La realtà è che questi gruppi terroristici violenti sono sfuggiti di mano, in particolare agli americani, che insieme alla Turchia hanno armato e appoggiato i terroristi fino a che combattevano per cacciare il Presidente Siriano, Bashar al-Assad.

Fintantoché i militanti islamici si limitavano a uccidere centinaia di iracheni o siriani, a dare fuoco o a tagliare la gola ai prigionieri in diretta tv, o a demolire monumenti patrimoni dell’umanità, bastavano dichiarazioni di condanna. Adesso invece che l’obiettivo è ancora una volta la Francia, il mondo si sveglia, adesso, il mondo si coalizza, continuando pur tuttavia a fare distinzioni e ad escludere di fatto la Russia, perché amica di Assad.

Conosciamo poco o niente degli intellettuali come Ibn Taimiyya convinto sostenitore del jihad e della necessità di applicare le norme della shari’a, tanto da diventare una figura di riferimento del cosiddetto Fondamentalismo islamico.Poco sappiamo anche delle logiche politiche e religiose dei Fratelli Musulmani e dei suoi teologi, tra cui Sayyd Qutb.

Nei loro scritti ci sono le motivazioni ideologiche di riferimento di questi giovani militanti islamici, di questi carnefici convinti di essere veri musulmani, osservanti della legge coranica.

La lotta è quindi di cultura. Per questo sarebbe indispensabile che si mobilitassero le coscienze dei musulmani cosiddetti “moderati”: Se anche loro portassero fiori davanti alle ambasciate o organizzassero fiaccolate e condannassero apertamente questi fatti, a partire dai sermoni nelle moschee, forse si potrebbe sperare di debellare, un domani non molto lontano, il terrorismo. Ma fino a che lo si combatterà per il raggiungimento di fini economici, il terrorismo vivrà e sopravviverà.
di Vito Di Ventura

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