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Turchia dopo elezioni 2015: più islamica e più vicina all’Europa?

By   /   4 Novembre 2015  /   Commenti disabilitati su Turchia dopo elezioni 2015: più islamica e più vicina all’Europa?

erdogan

L’Europa ha preso atto del risultato plebiscitario ottenuto da Erdogan nelle recenti elezioni politiche in Turchia ed ha tirato un sospiro di sollievo. Il timore era che un risultato meno favorevole al “Sultano” avrebbe potuto compromettere e rimettere in discussione alcuni “accordi” già abbozzati con il Presidente sia dall’Unione Europea che da alcuni Paesi europei come la Germania, prima delle consultazioni elettorali e dei conseguenti risultati.

L’atteggiamento europeo nei confronti della Turchia era stato improntato a benevolenza e grande distensione, convinti come erano ed ancora sono i nostri governanti che senza una Turchia a far da baluardo, i gravi problemi del Medio Oriente ricadrebbero direttamente sull’Europa con tutte le immaginabili conseguenze. E le preoccupazioni sono sempre legate soprattutto al flusso oramai incessante di profughi in fuga dalle guerre, che invade il vecchio continente e che potrebbe a lungo andare compromettere la sicurezza e la stabilità non solo nel Mediterraneo ma di molte città europee.

E qui il pensiero corre immediatamente al grande serbatoio di profughi siriani presente in Turchia, sono più di 2 milioni, una valanga umana che il presidente turco ha, molto abilmente, sempre tenuto in riserva e fatto poi pesare nelle contrattazioni con l’Unione. Con l’Unione, infatti, ha recentemente contrattato un risarcimento di alcuni miliardi di euro in quattro anni, proprio per la gestione di questi campi profughi per i quali in precedenza nulla aveva chiesto. Con pragmatismo tutto bizantino Erdogan teneva in serbo la carta profughi da spendere al momento opportuno ed ora l’ha spesa. Questa sua vittoria elettorale, che è quasi un trionfo, garantisce comunque all’Occidente la continuità nei rapporti con la Turchia e consente al Paese di confermare la linearità nella sua azione politica e nei suoi rapporti internazionali, nel segno di quanto già da lui stesso operato negli ultimi 10 anni in cui è stato ai vertici della scena politica turca.

Molti sono però i dossier critici tra Unione Europea e Turchia. Il primo ed il più importante per le implicazioni sull’Europa è quello dell’adesione all’Unione, prima favorita, per esempio da Roma, poi osteggiata, per esempio da Parigi e da altri, e successivamente congelata in attesa di tempi migliori. Non dimentichiamo poi che la Turchia ha tenuto una posizione abbastanza ambigua in varie questioni mediorientali, che non ha trovato i partner europei sempre consenzienti. Per esempio nel sostegno indiretto all’ISIS, nel momento in cui ha chiuso gli occhi sul passaggio di numerosi foreign fighters attraverso le sue frontiere. O nel supporto diretto alle formazioni islamiste e radicali che combattono contro Assad in Siria ma anche alla Libia, dove Erdogan appoggia il governo illegittimo di Tripoli non riconosciuto dalla collettività internazionale.

Negli ultimi tempi però il Presidente turco sembrava aver corretto il tiro facendo effettuare alla sua aviazione militare raid aerei diretti contro obiettivi dell’ISIS. Ma poi ha continuato con attacchi aerei indirizzati sui guerriglieri curdi che operano in Siria, ovviamente a lui contrari.

Ed allora diciamo che per l’Europa la Turchia è e resta ancora un dilemma anche se è da sempre il baluardo della Nato nell’area, e in quanto tale, alleato indispensabile per l’Alleanza, nonostante tutte le sue contraddizioni. La situazione politica appare quindi in via di stabilizzazione, ed Erdogan opererà le necessarie riforme per il suo consolidamento. Buon per loro, una Turchia stabile fa comodo a tutti. Ma non si possono però chiudere gli occhi sulla natura che potrebbe assumere il nuovo regime, una natura legata all’Islam, molto più di quanto non lo fosse quella dei regimi “laici”precedenti. La vittoria del partito di Erdogan è anche la vittoria dell’elettorato islamico su quello laico, conseguentemente ci si aspettano delle modifiche costituzionali non solo in senso presidenzialista ma anche e soprattutto di più marcata impronta islamica.

All’indomani delle elezioni, la vittoria del Sultano è stata salutata dagli islamisti e dai fratelli musulmani al grido di “Allah è grande”. Era la prima volta in Turchia che questo slogan veniva pronunciato liberamente dappertutto e con questa intensità senza reazioni. E allora l’Europa dovrà tener conto del fatto di avere in quell’area medio orientale particolarmente sensibile, non un interlocutore laico, come era tradizione per la “precedente Turchia”, ma un interlocutore che fa riferimento all’Islam, per quanto “moderato” sempre preoccupante. Se poi si ricorda che la Cancelliera, maestra della “realpolitik”, nel suo recente viaggio nel Paese ha dato l’imprimatur tedesco per il suo prossimo ingresso nell’Unione, promettendo un’accelerazione delle pratiche, queste preoccupazioni iniziano a prendere corpo (segue pag. 2).

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