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Immigrazione, l’Unione Europea ha un nuovo piano. Rose senza spine?

By   /   11 Settembre 2015  /   Commenti disabilitati su Immigrazione, l’Unione Europea ha un nuovo piano. Rose senza spine?

profughi balcani

Ieri è arrivato il sì del Parlamento europeo al nuovo piano per la distribuzione dei richiedenti asilo proposto dalla Commissione. Strasburgo ha quindi approvato la risoluzione sui richiedenti asilo a larga maggioranza (432 sì, 142 no e 57 astensioni) ed anche il meccanismo permanente di ripartizione dei rifugiati.

Il Presidente della Commissione Juncker lo aveva detto in occasione del summit di luglio in cui si era addivenuti a delle prime decisioni in merito alla ripartizione dei profughi: “dopo l’estate avremo misure definitive per la gestione del problema“. Allora si trattò, praticamente, solo di buone intenzioni e di dichiarazioni di intenti, nella prospettiva di risolvere almeno in parte la questione a vacanze estive terminate ma anche con dati certi su quanto “sotto il solleone” sarebbe accaduto. Puntualmente è uscita la nuova proposta che è stata approvata. Come si intende ora affrontare l’emergenza rifugiati? La prima misura adottata è stata quella di ricollocare ulteriori 120.000 rifugiati oltre ai 40.000 presenti in Italia e Grecia, già previsti con il piano di luglio. Ciò consentirà di distribuire in Europa molti dei richiedenti asilo ora fermi nei centri di accoglienza in Italia Grecia e Ungheria. I trasferimenti di questi immigrati avverrebbero verso Germania Francia e Spagna.

È stato anche deciso un sistema di ricollocamento permanente dei profughi che scatterebbe in modo automatico nel momento in cui si dovessero registrare arrivi massicci fuori media. Le quote assegnate a ciascun paese saranno stabilite in base a criteri legati a vari parametri tra cui il Pil, il livello di occupazione, il numero di abitanti e quello delle domande di asilo già processate. Interessanti, perché introdotte per la prima volta nel settore, le misure coercitive nei confronti dei partner titubanti nell’accoglienza, che l’Unione europea vorrebbe adottare. Sono previste sanzioni  per chi non accetterà i profughi. Di fatto la non accoglienza per i partner europei avrà un costo diretto in euro. Sull’onda lunga del cambio di atteggiamento della Germania nei confronti dell’immigrazione, la Cancelliera Merkel ha aperto le porte a tutti i siriani senza eccezioni, anche Juncker con il suo nuovo piano, ha voluto dare una svolta alle politiche dell’asilo e in linea più generale all’ approccio europeo al problema dell’immigrazione. Non tutto però è semplice come sembra dalla lettura della documento. La distinzione fatta dalla Germania – cioè la sua scelta di ospitare solo siriani, quantomeno in prima battuta – hanno fatto emergere un quesito importante: qualcuno si è chiesto dove vogliano andare i richiedenti asilo? Le assegnazioni coatte non sono sempre gradite, anzi. Molti potrebbero non accettare di essere spediti in Spagna o in Svezia mentre la loro meta è l’Inghilterra o la Germania. Emblematico è l’esempio che circola sulla stampa, che riguarda due medici siriani approdati in Italia, uno dei quali registrato nel nostro Paese e l’altro fuggito in Germania e colà registrato ancorché in deroga al regolamento di Dublino. Dopo due anni quello rimasto in Italia è ancora in attesa di riconoscimento dello status di profugo e viene sballottato da un centro di accoglienza all’altro, mentre quello arrivato in Germania ha già partecipato ai cicli di istruzione. Essendo medico, dopo aver imparato il tedesco, è già impiegato regolarmente in un ospedale. Questa si che è accoglienza, solidale, organizzata, civile!

I sistemi nazionali fanno quindi la differenza, il nostro sistema di accoglienza è assolutamente inadeguato perché non riesce ad offrire un’opportunità concreta ai richiedenti asilo se non a quelli di bassa scolarizzazione e professionalità che può impiegare solo negli mansioni più umili e quasi sempre senza regole di tutela. Essere in Europa a pieno titolo per l’Italia deve significare anche assicurare questi livelli.

Il piano dell’unione europea inoltre non si limita ad aiutare i paesi partner che sopportano il primo impatto dei flussi migratori attraverso una ricollocazione secondo parametri precisi ma, adottando una vera politica sull’immigrazione, intende potenziare anche gli strumenti per contribuire a risolvere le cause che determinano questi flussi migratori. È stato quindi deciso anche uno stanziamento di fondi da mettere a disposizione dei paesi mediorientali che ospitano il maggior numero di profughi ma anche per sostenere progetti di sviluppo economico e sociale di medio e lungo periodo.
Finalmente l’Europa ha deciso di assumersi la piena responsabilità sul problema dei profughi e dei migranti e pone in cima alle sue priorità la volontà politica di raggiungere una comune approccio nell’accoglienza, nella convinzione che questo fenomeno sarà sempre più importante e condizionante anche per il nostro futuro di europei.
di Roberto Bernardini

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