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Gli USA lanciano una nuova campagna di drones contro IS in Siria

By   /   2 Settembre 2015  /   Commenti disabilitati su Gli USA lanciano una nuova campagna di drones contro IS in Siria

air force base drone in QtarA quanto pare dalla II^ Guerra Mondiale ad oggi la strategia militare americana non è cambiata molto. Bombardare, bombardare, bombardare. In altri termini, il potere aereo viene ancora inteso come forza sufficiente per risolvere un conflitto o in grado di “ammorbidire” il nemico per poi procedere con le truppe terrestri, senza che queste incontrino grosse difficoltà e abbiano perdite in termini di vite umane.

Ad interpretare questo nuovo ruolo è il drone o i cosiddetti veicoli a pilotaggio remoto (Unmanned Aerial Vehicle), già utilizzati, a parere degli americani, con successo in Afghanistan e in Pakistan. In un conflitto asimmetrico, il drone sembra offrire una soluzione perfetta in termini di “costo di vite umane”, anche se gli errori di valutazione commessi hanno coinvolto sempre più la popolazione civile.

Dopo l’Afghanistan, ecco che il drone fa la sua comparsa ufficiale anche nel teatro mediorentale siriano. Nell’ambito della campagna contro lo Stato Islamico, gli USA hanno lanciato una nuova operazione “segreta” per ricercare e catturare i capi dell’IS che operano in Siria, attraverso l’uso di drones. In particolare, si tratta di una cooperazione tra la CIA, ovvero dell’Agenzia per il Contro-terrorismo (CTC – Counter-Terrorism Center), che ha il compito di individuare e localizzare i capi dei gruppi militanti, e le forze speciali JSOC (Joint Special Operations Command) che intervengono sugli obiettivi. Come avvenne con l’uccisione di Osama bin-Laden, in cui i drone individuarono il luogo dove si nascondeva e poi le forze speciali completarono l’opera.

Sul fatto che la CIA dal classico spionaggio sia passato a forza paramilitare con l’uso dei dornes armati ha dato origine a polemiche nel mondo politico americano. Sembrava imminente la cessione dei compiti da parte della CIA al Pentagono e invece ecco che la Siria diventa il nuovo fronte per una campagna di operazioni segrete e di attacchi via droni che hanno caratterizzato le campagne in Pakistan, Yemen, Somalia e parte del Nordafrica.

La CIA e il JSOC continueranno ad avere due centri operativi separati, rispettivamente a Langley, Virginia e a Fort Bragg, Nord Carolina. Ma ciascuno ha inviato i propri rappresentanti presso la sala operativa dell’altro. E potranno scambiarsi i dati e le immagini.

Questa cooperazione è in contrasto con le frizioni e il duro scambio di accuse che hanno coinvolto in passato le due agenzie in altre zone di conflitto, in particolare nello Yemen, dove ciascuno ha operato una flotta di propri droni armati, utilizzando la propria rete di intelligence e la propria autorità. Ciò portò, nel 2013, al bombardamento da parte del JSOC di un intero corteo nuziale nei pressi della città di Radaa, uccidendo ben 17 persone, ritenendolo obiettivo della CIA. Il fatto ebbe gravi conseguenze e al JSOC fu sospesa l’autorizzazione a usare droni armati.

La cooperazione è già iniziata e, a quanto pare, uno dei capi uccisi nelle recenti azioni è il militante britannico Junaid Hussain responsabile della campagna mediatica contro gli USA.

Ma a differenza di al-Queda, lo Stato Islamico opera in un territorio molto più vasto e può contare su un maggior numero di adepti, oltre ad un elevato numero di militari esperti che hanno già combattuto in diversi teatri operativi o facevano parte dell’esercito di Saddam Hussein. Non sarà quindi facile, nel frattempo lo Stato Islamico continuerà a demolire siti archeologici di immenso valore e a sgozzare vite umane.

di Vito Di Ventura

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