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Immigrazione. La diplomazia europea accelera ma la morte va veloce e ogni giorno presenta il conto nel Mediterraneo e nei Balcani

By   /   31 Agosto 2015  /   Commenti disabilitati su Immigrazione. La diplomazia europea accelera ma la morte va veloce e ogni giorno presenta il conto nel Mediterraneo e nei Balcani

epa04906438 German Chancellor Angela Merkel speaks during a press conference about different matters of domestic and foreign politics, next to her sits government spokesman Steffen Seibert, in Berlin, Germany, 31 August 2015. Chancellor Merkel held her annual press conference as Germany grapples with a sharp increase in refugee arrivals. EPA/WOLFGANG KUMM

Siamo quasi alla fine di questa calda estate 2015 e il problema dell’immigrazione è sempre “sulla graticola”. Possiamo tranquillamente affermare di essere sopravvissuti ai foschi presagi dell’inizio stagione estiva, gli sbarchi sono continuati in maniera sempre più intensa come era prevedibile, la missione EUNAVFORMED dell’Unione Europea è partita il 27 luglio scorso, in ritardo e ad organici ridotti e per ora salva i naufraghi nel Mediterraneo invece di catturare gli scafisti come sarebbe previsto dal mandato ricevuto. Grazie al cambio di rotta della Germania, che ha unilateralmente sospeso il regolamento di Dublino e deciso di accogliere tutti i profughi siriani che si presenteranno ai suoi confini, indipendentemente dal Paese di loro primo approdo in Europa. Quando si muove la Merkel, anche in Europa emergono razionalità e concretezza. Ci sono stati migliaia di morti ormai nel 2015, non più solo nel Mediterraneo ma anche sulla nuova rotta balcanica che i migranti hanno scelto in alternativa a quella marittima, sempre più controllata. Molti gli avvenimenti dell’estate, i clandestini hanno creato problemi a Calais e nell’’Eurotunnel, si è scatenata una crisi diplomatica tra Grecia e Macedonia per i flussi massicci di profughi in transito nel piccolo paese balcanico verso il nord del Vecchio continente, c’è stato il boom delle richieste di asilo in Germania (si stimano in 800.000 entro fine anno). Fatti questi che hanno sicuramente contribuito alla svolta nell’atteggiamento dei maggiorenti europei, Germania in testa, e che sono serviti per creare forse una reale consapevolezza diffusa del problema.

“C’è un grande accordo sul fatto che l’Italia debba essere aiutata” ha ribadito la Merkel “non è possibile che tanti immigrati arrivati nella penisola vi restino”. Beh! Possiamo essere soddisfatti, finalmente non saremo più soli anche se per ora l’ha solo detto, vediamo gli effetti pratici.

Tra i partner europei ci sono state però delle gravi stonature. Qualche perplessità sulla loro vera vocazione europea, hanno destato in Francia e Germania, le reazioni di alcuni paesi recentemente entrati nell’Unione Europea, per esempio l’Ungheria che erige inutili muri. Questi Paesi hanno probabilmente mal interpretato il loro essere partner di questa grande Unione che, se da un lato garantisce assistenza e vantaggi, dall’altro richiede però condivisione di oneri e responsabilità nel momento in cui è necessario. Probabilmente non erano ancora maturi per questa associazione. Ma tant’è, l’Europa sta dimostrando di poter assorbire di tutto!

Finalmente si è capito, ed anche la Merkel lo ha ribadito con vero piglio da statista, che l’Italia è soltanto un luogo di transito perché tutti questi migranti puntano al Nord Europa, Germania, Svezia e Inghilterra in primo luogo, che non si può scaricare l’onere solo sugli Stati di prima accoglienza, che il problema è dell’Europa perché, ma solo ora è diventato quasi ovvio, la Grecia  l’Italia  non possono accogliere tutti i migranti dentro i propri confini. Allora il regolamento di Dublino, che risale a circa 25 anni fa, deve essere nuovamente rivisto. L’accordo che ne dovrà conseguire dovrà essere stilato con la condivisione globale di tutti e basato su due principi  spesso ribaditi dalla Merkel, quello della solidarietà e della responsabilità.

C’è anche chi tra gli ex paesi dell’Est frettolosamente accolti nell’Unione, improvvidamente vorrebbe sospendere Schengen. No, si tratterebbe di un errore perché non è possibile, di fronte alla prima difficoltà, impedire la libera circolazione dei cittadini dell’Unione anche se, come giustamente la Gran Bretagna ribadisce in questi giorni, libertà di circolazione non significa libertà di vagabondare alla ricerca di un lavoro o di una sistemazione senza prospettive concrete.

Venendo all’Italia, da noi alla fine di questo mese di agosto i centri di accoglienza sono ormai, ed è un eufemismo dirlo, al limite. E allora anche qui va rapidamente modificata l’organizzazione e va rivisto il sistema dell’accoglienza nel nostro territorio. Non c’è alternativa: servono ospitalità diffusa, piena partecipazione degli Enti e delle Istituzioni locali, soprattutto i Comuni (che vanno finanziati); occorrono procedure per l’identificazione e per le richieste di asilo veloci per distinguere chi abbia diritto allo status di profugo e chi no; vanno eseguiti respingimenti tempestivi e immediati anche per dare un segnale di fermezza.  In Europa ci si è mossi e si è riusciti a smuovere anche il pachiderma dell’ONU. Una sessione straordinaria delle Nazioni Unite, anche se solo a fine settembre e quindi non troppo tempestiva, e una del Consiglio Europeo il 14 settembre, sono state indette sempre grazie alla determinazione e disponibilità dimostrate ed offerte dalla Merkel e quindi dalla Germania che ha veramente dato un gran “colpo di frusta ai cavalli del carrozzone europeo”.

La Presidenza di turno in Europa, lussemburghese, si è spinta oltre ed ha voluto anche sottolineare la necessità di misure per realizzare in Italia e in Grecia gli Hot Spot per la registrazione dei migranti e per la identificazione dei richiedenti asilo. In definitiva proteggere i veri rifugiati e rimpatriare gli illegali. Ci sono posizioni diverse che dovranno essere allineate, ma l’importante è che finalmente sulla definizione di questi capisaldi ci sia un accordo. Delle famose quote di ripartizione, se ne parlava in primavera, poi se ne parlerà, vedremo come deciderle e come impostarle, se obbligatorie o meno non ha importanza, l’importante è che questo principio della condivisione passi e venga considerato come l’unica soluzione a un problema e che fino ad oggi è stato colpevolmente sottovalutato.
L’Europa della Merkel s’è desta. Speriamo, questa volta con fiducia…nella Merkel!

 

di Roberto Bernardini

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