Loading...
You are here:  Home  >  Esteri  >  Current Article

Morto il leggendario Mullah Omar, indiscusso Capo dei talebani in Afghanistan

By   /   30 Luglio 2015  /   Commenti disabilitati su Morto il leggendario Mullah Omar, indiscusso Capo dei talebani in Afghanistan

mullah omar

Il leader supremo dei talebani, più una leggenda che una presenza fisica almeno negli ultimi anni, il Mullah Omar, è stato finalmente dichiarato morto. Tra i ricercati nel mondo era il più gettonato ed anche il più “prezioso” perché sulla sua testa pendeva una taglia di 25 milioni di dollari, posta dagli americani.

Non è la prima volta, nell’infinito mistero della sua vita, che viene dato per morto, ma questa volta sembra che sia confermato. Era entrato nella lista nera del terrorismo internazionale nel 2001 a seguito del tragico attentato alle Twin Towers di New York dell’11 settembre, e diventato poi un fantasma dopo una rocambolesca fuga a bordo di una moto nelle vallate tra Afghanistan e Pakistan per sfuggire alla cattura da parte delle forze americane di “Enduring Freedom”. L’ultima prova della sua esistenza risaliva ad una intervista telefonica con un giornalista pakistano nel 2004. Ora la notizia della sua scomparsa è stata ufficialmente confermata dai servizi afghani. Sembra che sia deceduto in ospedale un paio di anni fa, nell’aprile del 2013, ucciso dalla tubercolosi. Non una morte in battaglia, come forse in passato avrebbe sognato, ma un decesso per malattia. Profilo aquilino, barba nera e il viso deturpato dalla perdita dell’occhio destro che egli stesso si strappò – così vuole la leggenda – dopo essere stato colpito da una granata, quest’uomo era veramente solo una leggenda, alimentata di tanto in tanto con falsi mediatici o notizie di sue presenze in vari luoghi ma mai prove concrete. Nessun giornalista occidentale lo aveva mai incontrato ma era venerato quasi come un dio dai suoi “studenti del Corano” fedelissimi fino alla morte. Nato nei pressi di Kandahar nel villaggio di Nodesh nel 1959 da una povera famiglia pasthun, iniziò il suo cammino di leader fondando una scuola islamica. L’elemento cruciale sul quale poi si sviluppò la sua leggenda fu la fratellanza con Osama Bin Laden che fu il suo compagno di battaglie negli anni della resistenza ai sovietici. Fu proprio sulle montagne afghane che Omar guerrigliero nella fazione dei mujaheddin Harakat-i, venne ferito al volto. Si racconta che “……percepito il sangue che gli colava sulle guance, si cavò l’occhio per continuare il corpo a corpo con il nemico sovietico.” Verità o leggenda? Nessuno lo sa ma questo aneddoto ha contribuito a creare il suo personaggio e ad alimentare il suo carisma che tanti proseliti ha prodotto nel tempo, anche negli ultimi due anni quando effettivamente non c’era più. Dopo il ritiro dell’Unione Sovietica, fu acclamato Comandante dei Fedeli e quando i talebani si impossessarono dell’Afghanistan nel 1996 fu investito Presidente, potere assoluto più che carica istituzionale, che mantenne per tutti i cinque lunghi anni della dittatura talebana. In quel periodo si distinse per l’applicazione radicale della Sharia, la rigida legge coranica, e per alcuni scempi contro i patrimoni storico-culturali dell’umanità come l’abbattimento delle statue di Budda nella valle di Bamiyan. Poi per molti anni era rimasto nell’ombra, mantenuto in vita come mito, ed ogni tanto veniva richiamato alla memoria per stigmatizzare la sua importanza nella storia e nelle vicende dei mujaheddin e dell’ universo talebano.

La situazione politica sulla quale egli aveva avuto così rilevante influenza, oggi non c’è più . Oggi la situazione in Afghanistan è molto diversa. È pur vero che i talebani si sono dimostrati inestirpabili dal tessuto del Paese nel quale si sono profondamente radicati, soprattutto nella importante etnia maggioritaria pashtun. Oggi appare evidente a tutti che la pace in Afghanistan non può prescindere dalla loro sconfitta definitiva, improbabile per quanto detto, o dal loro coinvolgimento negoziale nel quale potrebbero trovare convenienza. Non appare allora casuale che proprio alla vigilia della ripresa del negoziato tra talebani e governo di Kabul, siano tornate a circolare le voci sulla scomparsa di Omar,  ancora riconosciuto come Amir al Mumini – Comandante dei Credenti, ma oramai troppo evanescente e non più funzionale ai progetti delle nuove lesdership talebane, ancora occulte.

Molte sono infatti le tensioni all’interno del movimento talebano. Molti vorrebbero la guida di un leader visibile e capace di dimostrarsi con forza ostile ad ogni compromesso e per questo guardano al l’IS, lo Stato Islamico, e accettano di accantonare l’iniziale progetto dell’Emirato mai fondato in nome del più attuale e concreto Califfato consolidatosi tra Iraq e Siria.
Sono gli stessi che hanno più volte diffuso la notizia sulla scomparsa di Omar, fino a quest’ultima confermata, probabilmente per produrre uno sbandamento nel movimento e rinforzare i ranghi dei seguaci votati all’IS. Ma “cambiare casacca” è  un passo non facile da compiere nell’ambiente talebano dove i legami di fedeltà assoluta sono ritenuti indissolubili e dove è  fondamentale la lealtà ad un leader pashtun per cui gli ortodossi non vedrebbero di buon occhio il passaggio del movimento nella sfera di influenza dello Stato Islamico di Al Baghdadi.
Tra questi annoveriamo i fedelissimi di Omar che dal canto loro hanno ritenuto legittimo il negoziato in corso con il governo Ghani e che sarebbero tutto sommato disposti, ora che anche Bin Laden è sicuramente morto ed Al-Qaeda dissolta, a ritagliarsi uno spazio di potere locale in Afghanistan in cambio del ritiro delle forze di occupazione. Il tutto in attesa di sviluppi futuri. Staremo a vedere, ma anche da morto – ed ora sembra che sia vero – Omar resta al centro della questione afghana  condizionandone seriamente gli sviluppi.

    Print       Email

You might also like...

Emigrare? Meglio vicino a casa

Read More →