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Primo anniversario, infausto, della fondazione del Califfato

By   /   30 Giugno 2015  /   Commenti disabilitati su Primo anniversario, infausto, della fondazione del Califfato

califfo nero isisNessuno ritiene che il primo anniversario della fondazione del Califfato, o dello Stato Islamico che dir si voglia, vada celebrato ma è trascorso un anno da quella data – un periodo significativo, di grandi preoccupazioni per tutto il mondo che gravita tra Europa e Medio Oriente, costellato da tragici eventi – per cui una riflessione forse è comunque necessaria.

Questo “fenomeno ISIS” rischia infatti di sconvolgere in maniera definitiva i precedenti fragili equilibri che per quanto in modo precario, tenevano insieme i cocci del mondo arabo. Le “primavere arabe” del 2011 sono oggi solo un ricordo e non c’è più traccia nemmeno delle illusioni di riforme e di democrazia che avevano suscitato. Capitolo chiuso.

La continua ascesa ed il consolidamento territoriale dello Stato Islamico fanno ormai percepire chiaramente la pesante influenza di questo nuovo attore, un “quasi stato”, che sta sconvolgendo anche la realtà dei confini definiti dopo le due guerre mondiali del novecento.

Ed è questa la vera preoccupazione. La stabilità, anche se artificiale, non è più di casa da queste parti, le popolazioni non sono più sotto controllo, non ci sono più regimi di cui temere la repressione, che assicurino l’ordine. Dobbiamo anche ricordare che questi dell’area mediorientale sono, per la maggior parte, Stati senza storia, imposti dalle grandi potenze, che non hanno mai conseguito una vera identità come nazioni, condivisa dai cittadini. Al di sopra di tutto aleggiano le divisioni etniche e religiose, l’atavico conflitto tra sciiti e sunniti che da più di sei secoli non ha trovato una qualsiasi definitiva composizione.

Esempio fra tutti è il caso dell’Iraq, composto da Curdi a nord, Sunniti nell’ovest e Sciiti a sud-est. Prima dello smembramento era una “unità artificiale”, gestita con il pugno di ferro dal dittatore Saddam, che non poteva durare in assenza del suo regime. Anche la Siria aveva una composizione “a mosaico” tra Drusi, Alaouiti e Curdi per citare solo le principali. Per non parlare poi del Libano, una vera “invenzione geografica” che risale agli anni 20 del novecento, quando furono messi assieme Drusi, Sciiti, Sunniti e Cristiano-Maroniti. Lì nessuno sente di appartenere allo Stato, ciascuno è parte della propria etnia.

Come conseguenza di tutto ciò, e questo è veramente preoccupante, tra Iraq e Siria ci sono oggi larghe fasce di popolazione senza riferimenti, allo sbando, che vivono in poverissime condizioni e che rappresentano l’humus naturale per coltivare il terrorismo. Là il Califfo Nero può facilmente trovare risorse umane da reclutare, perché proprio in quell’area si è fin dall’inizio consolidato, sostituendosi nella gestione statuale ai due legittimi stati.

Dopo un anno dalla proclamazione del Califfato si prospetta quindi, sempre più probabile, un totale smembramento della precedente organizzazione territoriale con la creazione di una vasta area di instabilità dove potrebbero registrarsi conflitti intestini per molti anni.
Il Medio Oriente appare ora senza guida. Tutti i principali attori regionali, dall’Arabia Saudita all’Egitto, dall’Iran alla Turchia, ma anche le potenze occidentali, non vogliono assumersi dirette responsabilità e non si decidono ad intervenire, risolutamente.

Ammesso e non concesso che si possa nel breve periodo estirpare il Califfato, sembra che tutti temano una conseguente anche peggiore instabilità, perché si potrebbero riaprire conflitti per la supremazia nell’area, peraltro già riportati in superficie negli ultimi tempi, di dimensioni ben più rilevanti di quelli che con l’ISIS sono in atto. Su questa sostanziale inerzia influisce sicuramente anche il processo in atto per la definizione delle future scelte di campo dell‘Iran, che sta dialogando con l’Occidente anche sul suo nucleare, e che induce Israele ad attenderne gli sviluppi rimanendo prudentemente fuori da ogni coinvolgimento. Forse, per ora, a tutti conviene così.

di Roberto Bernardini

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