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Coppa Italia – Juventus: Il grande assente si chiama Morata, uno col successo nel DNA

By   /   20 Maggio 2015  /   Commenti disabilitati su Coppa Italia – Juventus: Il grande assente si chiama Morata, uno col successo nel DNA

ROSSO MORATA

Vincere, per chi cresce – calcisticamente parlando – nella Cantera del Real Madrid, rappresenta la regola. Difficile dunque emergere tra centinaia di talenti che hanno il successo nel DNA. L’eccezione, grazie alla quale si può diventare protagonisti con la camiseta dei Blancos, è vincere da protagonista. Solo i numeri uno, o giù di lì, ci riescono; tutti gli altri – dopo un periodo di apprendistato tra compagini ‘satellite’ e allenamenti con la prima squadra – sono costretti, prima o poi, a svuotare l’armadietto della Ciudad Real Madrid (il centro sportivo) e andare a cercare fortuna altrove, con il marchio – a volte pesante come un macigno – di esser cresciuto nel ‘Club migliore del XX secolo’ (come riconosciuto dalla FIFA).

LA LEGGE DELL’EX – Arduo quindi, per non dire titanico, ripercorrere le orme dei vari Camacho, Michel, Sanchis, Raul, Casillas: gente cresciuta a pane e ‘madridismo’, che con quella maglia bianca tatuata addosso ha vinto ogni sorta di trofeo possibile e immaginabile. La storia del calcio merengue è piena di lampanti promesse non mantenute; giovani dal futuro radioso che si spegne a mano a mano che il gioco si fa’ più duro e i palloni iniziano a diventare ‘roventi’: Raul Bravo, Pavon, Miñambres, Borja Valero, Portillo, sono solo alcuni dei nomi prodotti dal vivaio del Madrid e mai affermatisi pienamente al Santiago Bernabeu. Questa miriade di calciatori, nella semifinale di Champions della scorsa settimana, hanno finalmente avuto giustizia grazie a un paladino – vestito a strisce bianconere – dalla faccia pulita di nome Alvaro Morata.

NEMICO FATTO IN CASA – Dopo aver provato a ‘sfondare’ nelle giovanili di Atletico e Getafe tra il 2005 e il 2008, la grande chance arriva dalla squadra più prestigiosa della città: il Real Madrid. L’ascesa del niño – che tanti paragonano fin dall’inizio a Morientes per il suo stile di gioco – culmina nel 2012, quando il tecnico Mourinho lo promuove stabilmente in prima squadra. In quel momento il ragazzo ha già alle spalle un Mondiale e un Europeo vinti con le nazionali giovanili della Spagna (pichichi in entrambi i casi), oltre a tanti gol messi a segno nelle serie minori con il Castilla (la seconda squadra del Real). La cessione di un certo Gonzalo Higuain gli apre lo spazio giusto in prima squadra e Morata ripaga immediatamente la fiducia della società con gol e buone prestazioni. Sotto la guida di Ancelotti cresce ulteriormente. Ad appena 21 anni si ritrova ad aver già a vinto tutto. Gli acquisti ‘galattici’ del post-Decima restringono però lo spazio nel parco attaccanti del Real spingendo El Niño del Madrid alla decisione più sofferta della sua breve carriera, ovvero, lasciare La Casa Blanca ed emigrare verso Torino: “Uscito dagli spogliatoi, – ha dichiarato dopo il ritorno al Bernabeu – mi sono detto ‘lascia stare gli amici, lascia stare tutto’. Era strano per me, guardavo l’altro spogliatoio e vedevo amici. Non ho neanche esultato e non lo farei altre mille volte. Ma sono un giocatore della Juve e ho fatto solo il mio lavoro”. Il resto è storia nota.

NUMERI DA GRANDE – L’incredibile stagione vissuta finora da Morata con la Juventus potrebbe riassumersi così: un gol ogni 153’ giocati; quando il classe 92’ va a segno la squadra non ha mai perso; che sia campionato o coppa un tiro su due del 9 spagnolo centra lo specchio della porta e spesso si tramuta in gol. L’infortunio in ritiro e l’espulsione nell’accesissimo match casalingo contro la Roma avevano fatto storcere il naso a qualcuno, poi le reti fondamentali contro Empoli e Palermo in campionato, quella allo scadere per superare il Parma in Coppa Italia, quelle decisivi in Champions a Borussia e Real, fino al sempre sfizioso gol ammazza-Inter, hanno incoronato Morata come fulcro dell’attacco bianconero accanto a ‘Sua Maestà’ Tevez. Contro la Lazio poteva essere l’ottava finale della sua breve carriera se non fosse stato per l’atavico vizietto di cedere al caliente carattere iberico: il rosso di Firenze a risultato ormai acquisito costringerà il bomber a tifare per i propri compagni dalla tribuna dell’Olimpico. Chissà che non possa rivelarsi un vantaggio in vista de ‘La Finale delle Finali’, quella di Berlino contro il Barcellona: lì si che una massiccia dose di garra madridista farebbe assai comodo alla Vecchia Signora.

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