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Gli USA mettono una taglia sui terroristi dello Stato Islamico

By   /   6 Maggio 2015  /   Commenti disabilitati su Gli USA mettono una taglia sui terroristi dello Stato Islamico

ricercati ISDopo l’attacco alla mostra di fumetti su Maometto, in Garland, Texas, in cui hanno perso la vita i due terroristi, Elton Simpson e Nadir Soofi, gli Stati Uniti hanno allungato di altri 4 nomi la lista nera dei terroristi islamici. Su ognuno di loro è prevista una sostanziosa taglia o, come preferisce definirla il Dipartimento di Stato, “ricompensa per la giustizia”.

I 4 militanti sono:
– Abdel Rahman Mustafa al-Qaduli, su cui pende una taglia di 7 milioni di dollari. Al-Qaduli, iracheno di una sessantina d’anni nato a Mosul, viene definito come un terrorista globale, vice di Abu Musab al-Zarqawi, il capo della fazione di al-Qaida che si è unito nel 2012 allo Stato Islamico:

– Abu Mohammed al-Adnani, un siriano il cui nome di nascita è Taha Sobhi Falaha, di circa 38 anni, su cui pende una taglia di 5 milioni di dollari. Per gli americani, l’uomo sarebbe un portavoce di IS che ha ripetutamente incitato per un attacco sul suolo americano;

– Tarkan Batirashvili, meglio noto con il nome di battaglia Omar al-Shishani, su cui pende la taglia di 5 milioni di dollari. Si tratta di un 29enne georgiano che dirige la prigione in Raqa dove sono reclusi diversi ostaggi stranieri;

– Tariq bin al-Tahar bin al-Falih al-Awni al-Harzi, un tunisino 33enne su cui pende una taglia di soli 3 milioni di dollari. L’uomo è accusato di essere il collettore dei fondi per IS negli Stati del Golfo, ex comandante in Siria e, successivamente, capo di unità suicide.

Naturalmente la taglia maggiore, 10 milioni di dollari, pende sulla testa del leader dello Stato Islamico, Abu Bakr al-Bagdadi.

Negli Stati Uniti la politica di mettere una taglia o ricompensa a chi fornisce informazioni per la cattura o uccide i ricercati ha origini antiche e risale ai tempi del noto “Far West”, dei “bounty killers”.

La stessa tattica è stata usata nella guerra in Iraq, dove, dopo la caduta di Saddam Hussein, gli americani hanno emesso delle “figurine” dei più ricercati del regime, tra cui lo stesso Saddam e i suoi figli e il Ministro degli Esteri Tereq Aziz. Le conseguenze di questa spasmodica ricerca, invece di concentrarsi a migliorare la governabilità del Paese da subito, sono note. I latini dicevano “Repetita iuvant”, ma c’è anche il detto che “sbagliare è umano, ma perseverare è diabolico”.

di Vito Di Ventura

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