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L’Afghanistan e il Grande Gioco dal 1879 ai giorni nostri

By   /   21 Aprile 2015  /   Commenti disabilitati su L’Afghanistan e il Grande Gioco dal 1879 ai giorni nostri

il grande giocoLa missione italiana in Afghanistan, tranne cambiamenti in corsa a seguito della volontà degli Stati Uniti di prolungare la presenza nel Paese, dovrebbe concludersi il prossimo ottobre. Dopodichè i poco più di 700 uomini attualmente dispiegati sulla base di Herat rientreranno in Patria. A Kabul rimarranno una settantina di militari.

Ma che ci facciamo in Afghanistan? Perché vi abbiamo speso risorse finanziarie e abbiamo pagato l’elevato tributo di sangue di 54 caduti?

Domande alle quali prova a dare una risposta Eugenio Di Rienzo nel suo libro “Afghanistan, il Grande Gioco” (Salerno Editore). L’Afghanistan è un Paese grandissimo e scarsamente abitato. Un lembo di mondo poverissimo fatto di sabbia e sassi. La sua economia si regge sulla produzione di oppio sebbene il sottosuolo sia ricco di carbone, petrolio, gas naturale, ferro, rame, oro, litio, minerali pregiati.

Si è ripetutamente affermato che siamo in Afghanistan per debellare il terrorismo internazionale anche se poi i terroristi si muovono, si spostano e non sono circoscritti ad un’area. Siamo lì per “emancipare i suoi abitanti dalla schiavitù dell’estremismo religioso, dall’oppressione sessuale, dal dispotismo di fanatici leader religiosi e di spietati signori della guerra”. È giusta una guerra con la quale i nuovi crociati dell’Occidente pretendono d’imporre un sistema di vita difficilmente compatibile con quello, sicuramente arretrato e disumano che gli afghani tuttavia hanno difeso vittoriasamente con le armi fin dalla prima metà del XIX secolo trasformando da quel momento la loro patria nel simbolo vivente della resistenza dell’Islam radicale a ogni tentativo di assimilazione da parte degli infedeli? Questo si chiede l’autore.

L’Afghanistan confina con l’Iran, l’India, la Cina, l’Uzbekistan, il Tagikistan, il Turkmenistan, il Pakistan. Fin dall’antichità è stato crocevia dell’Asia centrale e ponte tra Medio Oriente e Asia meridionale. A causa della sua eccezionale posizione geografica è stato da sempre terra di conquista, di competizione politica, di conflitto per greco – macedoni, persiani, turkmeni, unni, arabi, turchi, mongoli, britannici e russi. Tra il 1838 e il 1906 al Grande gioco prendono parte militari e agenti segreti americani e russi. In palio il controllo del British Empire, l’India. Con lo scoppio della prima guerra mondiale nel 1914 nasce il Nuovo grande gioco.

Eugenio Di Lorenzo ci conduce dal 1879 ad oggi, attraverso una quadripartizione di questo periodo storico. Suddivide la storia degli interessi e degli interventi stranieri nel Paese dal 1897 al 1923; dal 1923 al 1929, gli anni dell’asse Berlino – Kabul; dal 1939 al 1941 e infine dal 1941 al 1947. L’autore ripercorre queste fasi proponendo al lettore una ricostruzione dettagliata e minuziosa dal punto di vista storico, con dovizia di particolari. Una analisi interessante che contribuisce ad aprirci gli occhi sul perché della grande attenzione che ancora oggi catalizza l’Afghanistan. Dopo il decennio dell’occupazione sovietica, il regime dei talebani, l’intervento statunitense del 2001, la missione ISAF, divenuta dal 1° gennaio del 2015 Resolute Support, questo Paese è continuamente sotto i riflettori per quello che esso rappresenta per gli equilibri di quell’area e all’interno di quel contesto in continuo fermento in cui è inserito.

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