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Iran: condannato a morte per aver insultato il Profeta

By   /   1 Febbraio 2015  /   Commenti disabilitati su Iran: condannato a morte per aver insultato il Profeta

soheil arabiLa Corte suprema iraniana ha confermato la condanna a morte di Soheil Arabi, fotografo di 30 anni, per “aver insultato il Profeta dell’Islam“. L’uomo avrebbe postato messaggi ritenuti offensivi sul suo profilo Facebook.

Una giuria composta da cinque giudici della sezione 76 del tribunale penale di Teheran, lo ha condannato a morte il 30 agosto 2014 con il voto favorevole di tre.

L’uomo però, era già stato condannato il 4 settembre – sempre in relazione ad alcuni post su Facebook- a tre anni di carcere per “diffusione di propaganda contro il sistema” e per “insulto alla Guida suprema” da un tribunale rivoluzionario di Teheran.

Arrestato nel novembre del 2013 dalle Guardie rivoluzionarie islamiche (Irgc) nella sua abitazione di Teheran, ha trascorso due mesi in isolamento nella sezione 2A del carcere di Evin, Amnesty International riferisce che durante l’interrogatorio, è stato sottoposto a forti pressioni affinché confessasse. In seguito è stato trasferito alla sezione 350 della prigione, che dipende dalla magistratura.

Dal punto di vista giuridico, l’articolo 262 del codice penale in vigore in Iran prevede che “chiunque offenda il Profeta dell’Islam o altri profeti o li accusi di adulterio è sabbo al-nabi e verrà condannato a morte“. Ai sensi dell’articolo 263 del codice penale “un accusato che afferma che le proprie dichiarazioni sono state fatte sotto costrizione, a causa di negligenza o in stato di ebbrezza“, tra le altre cose, non dovrebbe essere condannato a morte. In questi casi è prevista la fustigazione.

Quello di Soheil Arabai è il secondo caso di cui è a conoscenza Amnesty International di condanna a morte per “insulto al Profeta“. L’altro caso è quello di Rouhollah Tavana; la Corte suprema ha confermato la sua condanna a morte per “aver insultato il Profeta dell’Islam” nel febbraio 2014. Era stato condannato a morte il 3 agosto 2013, dalla sezione 5 del tribunale penale di Khorasan in relazione a un video clip in cui avrebbe insultato il Profeta Maometto. È stato condannato, inoltre, a pene detentive e alla fustigazione con l’accusa di “consumo di alcol“, “preparazione di bevande alcoliche” e “relazioni sessuali illecite“. Il tribunale rivoluzionario di Khorasan lo ha condannato a ulteriori tre anni di carcere dopo averlo condannato per “aver offeso il fondatore della Rivoluzione” e “offeso la Guida Suprema“.

di Elisa Cassinelli

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