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Il Giorno della Memoria: per non dimenticare

By   /   27 Gennaio 2015  /   Commenti disabilitati su Il Giorno della Memoria: per non dimenticare

giornata della memoriaShoah è un termine ebraico, significa catastrofe, distruzione. E’ la parola scelta per definire la più grande sciagura di ogni tempo. Ad oggi, una delle più vergognose pagine della nostra storia.

Settanta anni dopo la liberazione del campo di concentramento nazista di Auschwitz-Birkenau, oggi circa trecento sopravvissuti allo sterminio parteciperanno ad una commemorazione in occasione della Giornata della Memoria. Insieme a loro, Capi di Stato e Rappresentanti delle Istituzioni. Tutto per non dimenticare.

Certi orrori vanno ricordati. Perché quelle immagine sbiadite, in bianco e nero, le parole, gli scritti e le testimonianze non siano relegate ad un tempo troppo lontano. E di questo si tratta: non dimenticare perché non accada mai più. Settanta anni non bastano per cancellare il ricordo di un crimine così grande per chi lo ha vissuto sulla propria pelle, ma i sopravvissuti ai Lager nazisti sono ormai quasi tutti ultranovantenni, e con il passare degli anni e la perdita di testimonianze dirette, il rischio è quello di considerare i tristi eventi di quei giorni come qualcosa di immobile, semplicemente scritto sui libri di scuola.

“Bisogna ricordare il Male nelle sue estreme efferatezze e conoscerlo bene anche quando si presenta in forme apparentemente innocue: quando si pensa che uno straniero, o un diverso da noi, è un Nemico si pongono le premesse di una catena al cui termine c’è il Lager, il campo di sterminio”.

Il Giorno della Memoria serve allora per non dimenticare, per ricordare la stupida intelligenza del male. Nei suoi libri Primo Levi scrive: “E’ avvenuto contro ogni previsione; è avvenuto in Europa; incredibilmente, è avvenuto che un intero popolo civile, appena uscito dalla fervida fioritura culturale di Weimar, seguisse un istrione la cui figura oggi muove al riso; eppure Adolf Hitler è stato obbedito ed osannato fino alla catastrofe. E’ avvenuto, quindi può accadere di nuovo: questo è il nocciolo di quanto abbiamo da dire. Può accadere, e dappertutto”.

Immaginiamo “gli aguzzini” come individui distorti, sadici, nati male. In realtà scopriamo che erano esseri umani medi, mediamente intelligenti, mediamente malvagi, salvo qualche eccezione non erano mostri, erano stati educati male. Così raccontano gli stessi sopravvissuti, persone che sono tornate a casa, ma che non sono mai realmente uscite dai lager. Perché spesso si sente ripetere che “Chi è stato ad Auschwitz non ne è mai uscito”.

di Marta Parcesepe

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