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Arabia Saudita. Morto il Re Abdullah Al Saud

By   /   23 Gennaio 2015  /   Commenti disabilitati su Arabia Saudita. Morto il Re Abdullah Al Saud

re saudita 2Ieri all’età di 90 anni è morto Re Abdullah Al Saud, che di fatto ha governato l’Arabia Saudita dal 1995 quando un attacco cardiaco colpì il fratello Fahd, destinato al trono dopo la morte del padre, King Abdul-Aziz Al Saud. Gli succederà il figlio Prince Salman, già nominato erede al trono e che di recente aveva già assunto incarichi di rilievo.

L’Arabia Saudita è sostenuta dal clero ultra conservatore Wahhabi, guidati dallo Sheik Saleh al-Lihedan che controlla la quasi totalità della società e legittima il potere degli Al Saud. Questo ha posto molti vincoli al Re Abdullah che avrebbe invece voluto imprimere maggiori cambiamenti al Paese.

In realtà, piccoli ma significativi passi in avanti sotto il suo regno sono stati compiuti, come l’ingresso di una donna nel Shura Council, la nomina di un vice ministro donna nel 2009, la partecipazione di 2 atlete saudite alle olimpiadi del 2012 e lo svolgimento della professione di avvocato da parte di una dozzina di donne.
Inoltre, nel 2009 ha inaugurato la King Abdullah University of Science Technology in cui uomini e donne studiano in classi miste. Il Re aveva infine promesso di permettere alle donne di partecipare al voto e candidarsi alle prossime elezioni comunali, le uniche elezioni che si tengono in Arabia Saudita.

Ma Re Abdullah sarà ricordato certamente per la sua amicizia con gli Stati Uniti e la sua strenua avversione all’Iran, di confessione Sciita. La rivalità tra sciiti e sunniti è stata ed è causa di numerosi conflitti. La guerra in Siria, che ha dato poi origine alla creazione dello Stato Islamico, ne è un esempio.

L’Iran sostiene l’Iraq e Bashar al-Assad e gli Hezbollah in Libano e in Palestina. L’Arabia Saudita, sunnita, ha combattuto Saddam Hussein, ha finanziato i gruppi militanti per rovesciare il governo di Assad e si è opposta alla Primavera Araba in quanto considerata una minaccia alla stabilità della regione e di loro stessi. Cosa che, peraltro, si è puntualmente verificata e i tentativi di portare il vento del cambiamento anche in Arabia Saudita sono stati repressi con immediatezza e brutalità, combattendo contro al-Quida sino a costringerli ad emigrare nel vicino Yemen, dove hanno dato vita alla cellula di al-Quida nella Penisola Arabica.

Ci sono state anche frizioni con gli Stati Uniti, sia riguardo alla questione Israele-palestinese e il ritiro di Israele dalle zone occupate nel 1967, sia, soprattutto, riguardo il mancato intervento americano contro Assad. Frizioni in parte ricomposte con l’apertura delle basi agli aerei americani per bombardare i militanti dello Stato Islamico.

Si tratta di una morte importante per l’assetto geopolitico della regione, specialmente in questo momento particolarmente delicato in cui la partita si gioca anche sul piano della produzione e del prezzo del petrolio, che hanno una grande influenza sui mercati e sulle economie mondiali.  Non a caso l’Arabia Saudita si rifiuta di ridurre la produzione, che ha portato ad un eccesso di offerta e quindi prezzi più bassi (da oltre 100 dollari a meno di 60 dollari al barile). Probabilmente la ragione sta nel fatto che i sauditi vogliono punire la Russia e l’Iran, per aver supportato il regime di Bashar al-Assad.

di Vito Di Ventura

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