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Afghanistan. Terminata la missione ISAF nasce Resolute Support

By   /   29 Dicembre 2014  /   Commenti disabilitati su Afghanistan. Terminata la missione ISAF nasce Resolute Support

Afghanistan fineCon una semplice cerimonia il Generale John Campbell, Comandante ISAF (Internationale Security Assistance Force) ha ripiegato la bandiera verde e bianca e dichiarato la fine della missione. Dal 1 gennaio inizierà la nuova missione “Resolute Support” (Sostegno Risoluto), con il compito di continuare la formazione delle forze nazionali afghane (training e mentoring). Il nuovo contingente sarà composto da 13.500 uomini (di cui 11 mila americani) che sfiancheranno ai 350 mila delle forze di sicurezza afghane.

La missione in Afghanistan, iniziata 13 anni fa, ha visto la partecipazione di 50 Paesi ed è costata la vita a 3.500 soldati, di cui 2.224 americani (35 italiani), e a circa 10 mila vittime civili. In termini economici, solo agli Stati Uniti è costata circa 1 trilione di dollari per le operazioni militari e 100 milioni di dollari in aiuti per la ricostruzione. A queste cifre occorre aggiungere quelle spese dai singoli Paesi contribuenti e della Comunità Internazionale.

Nel suo discorso, il Generale Campbell ha detto “Grazie allo straordinario sacrificio dei nostri uomini e delle nostre donne in uniforme, la nostra missione in Afghanistan è finita, e la più lunga guerra della storia Americana sta avvicinandosi ad una responsabile conclusione”.

Ai toni ottimistici di quanti pongono in evidenza i risultati raggiunti da questa guerra, si contrappongono quelli ben più realistici dei Talebani che per bocca del portavoce Zabihullah Mujahid ha definito la cerimonia di ieri “la cerimonia della sconfitta” aggiungendo: “Dall’invasione del 2001 ad oggi, questi eventi hanno avuto lo scopo di cambiare l’opinione pubblica, ma combatteremo fino a che anche un solo straniero resterà in terra afghana e noi stabiliremo uno stato islamico”.

La verità come sempre sta nel mezzo. Dopo 13 anni di guerra l’Afghanistan oggi è un Paese devastato dalla guerra, in piena crisi economica e da 3 mesi senza un governo, perché il nuovo presidente Ashraf Ghani e il premier Abdullah Abdullah non riescono ammettessi d’accordo nel definire la lista dei ministri.

di Vito Di Ventura

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