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Arriva in sala Pride: gli omosessuali sostengono i minatori

By   /   6 Dicembre 2014  /   Commenti disabilitati su Arriva in sala Pride: gli omosessuali sostengono i minatori

Lesbiche e gay sostengono i minatori!”: un semplice slogan può diventare un grido di speranza. Pride di Matthew Warchus, dopo aver vinto la Queer Palm al festival di Cannes, trasporta il pubblico negli anni Ottanta, nell’Inghilterra di Margaret Thatcher. Divertente, ironico e dissacrante, con un gusto bitter nel finale, Pride riflette sulle tematiche dell’omosessualità e della solidarietà senza essere banale: nelle due ore di film si ride di gusto, si partecipa ai drammi dei protagonisti e si riflette, certamente senza annoiarsi.

Londra, 1984: il giovane Joe (George MacKay), che ha capito di essere omosessuale ma che non trova il coraggio di dirlo ai genitori, partecipa in gran segreto al suo primo gay pride. Alla manifestazione Joe conosce Mark Ashton (Ben Schnetzer): il suo gruppo di attivisti, in lotta per affermare la propria identità, ha l’idea di cercare sostegno economico per lo sciopero dei minatori contro la chiusura dei pozzi. Si forma così “LGSM”, acronimo proprio dello slogan che i ragazzi urlano in strada, sperando di raccogliere qualche moneta per aiutare i lavoratori ridotti alla fame. Tutti gli sforzi sembrano inutili, dal momento che nemmeno i minatori vogliono l’aiuto degli omosessuali, considerati pervertiti e contro natura, fino al momento in cui un gruppo di scioperanti gallesi accetta il denaro dei ragazzi. Comincia così una divertente trasferta nel paese di Onyllwyn, tanto solitario quanto bigotto: le resistenze sono tante, ma i ragazzi riescono a fare breccia nel cuore degli abitanti, in particolare in quello di Cliff (Bill Nighy) e di Sian (Jessica Gunning), casalinga che gestisce la mensa ma che ha una mente particolarmente acuta. L’alleanza è breve e le troppe resistenze degli abitanti di Onyllwyn hanno presto la meglio sul gruppo LGSM, che è costretto a fare ritorno a Londra mentre scoppia la prima epidemia di AIDS. Tuttavia i minatori gallesi non dimenticano quello che i ragazzi omosessuali hanno fatto, e saranno proprio loro a giungere in aiuto del gruppo quando questo si troverà in difficoltà, commuovendo nel finale tutto il pubblico.

Ironico e divertente, senza perdere di vista lo scopo centrale del film, Pride è una prova particolarmente riuscita. Irriverenti e dissacranti sono gli scambi di battute fra le ragazze omosessuali di LGSM e le vecchiette gallesi, mentre Bill Nighy si conferma un grande attore riuscendo a esprimere in poche battute una profonda dolcezza. Matthew Warchus offre anche uno sguardo inedito su un periodo storico che spesso non passa sotto i riflettori, sviscerando un aspetto degli anni di Margaret Thatcher. Particolarmente commovente è anche pensare che Pride è tratto da una storia vera: Sian James, emblema delle donne casalinghe, dopo i fatti narrati si sarebbe iscritta all’università, arrivando a diventare un membro del Parlamento inglese nel 2005.

di Chiara Gagliardi

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