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ISIL e dintorni

By   /   23 Agosto 2014  /   Commenti disabilitati su ISIL e dintorni

ISISC’è un’ondata di straordinaria violenza, che investe quasi tutto il globo terrestre, mai vista prima, non solo per la brutalità ma anche per la loro contemporanea concentrazione.

A provocare la scintilla è stato il Vento della cosiddetta Primavera Araba che non ha più smesso di soffiare e i cui effetti sono ancora tutti da verificare. E’ stato come stappare la bottiglia di champagne dopo averla agitata ben bene. Nessuno è in grado di fermare la fuoriuscita del liquido.

Ma chi ha comprato la bottiglia e chi l’ha agitata sapendo che c’erano miliardi di bollicine pronte ad esplodere?

Le bollicine sono i musulmani più radicali, quelli più inclini alla guerra e al martirio in nome di un credo. Questi si sono armati o meglio sono stati armati e lautamente sovvenzionati da vari Paesi Occidentali e Arabi (bottiglia di champagne), ognuno con un proprio scopo ben preciso e sicuro di poterne controllare gli effetti ovvero la violenza. Gli obiettivi erano l’Egitto, la Libia e la Siria, in primo luogo. La giustificazione data in pasto alla gente è stata per rovesciare i cosiddetti “regimi” oppressori. In realtà, sappiamo come è andata a finire e quei governi, stranamente più aperti all’Occidente, sono stati sostituiti con altri ancora più repressivi e violenti che trovano le loro radici nel terrorismo fondamentalista.

Alle auto bombe e ai kamikaze (shaid), diciamo classici, si è passati a sgozzare, impiccare, crocifiggere o fucilare senza pietà, sopratutto Cristiani, discendenti degli infedeli crociati. Un modo forte per far capire sia all’interno che al resto del mondo chi comanda e secondo quali leggi. Il caso del giornalista americano James Foley non è il primo. Per noi italiani basterebbe ricordare Fabrizio Quattrocchi, il contractor italiano rapito e poi ucciso nella stessa terra, in Iraq, il 14 aprile del 2004, dieci anni fa, dalle Brigate verdi di Maometto.

Ieri, per non essere da meno ai Boko Haram, all’ISIL, ad al-Qaeda, alle Brigate verdi di Maometto e molte altre sigle/bollicine di violenti senza dio, Hamas, che come noto opera nella striscia di Gaza, ha fucilato ben 18 uomini accusati di essere spie e collaboratori di Israele.

Naturalmente, il semplice sospetto è bastato. Nessun processo, nessun dibattito difesa-accusa, niente di tutto ciò. Questi signori, che si ispirano alle sacre scritture del Corano, non hanno bisogno di questi riti “occidentali” che magari, facendo leva su cavilli giuridici o “vizi di forma” (famoso quello del timbro di plastica di buona memoria) portano all’assoluzione o a condanne estremamente lievi, come accade da noi.

Di questa situazione, di caos completo dalla Libia alla Siria, dalla Nigeria alla Palestina, e dell’immobilità internazionale ne ha approfittato a piene mani la Russia di Putin prima per annettessi la Crimea ed ora per conquistare l’area orientale dell’Ucraina. Anche in questo Teatro operativo le violenze gratuite non sono mancate, basti pensare all’abbattimento dell’aereo passeggeri della Malaysia Airlines MH17 abbattuto da un missile al confine fra Russia e Ucraina, con a bordo 298 persone, tra le quali 80 bambini.

Mentre accade tutto questo, l’Europa pensa a infliggere “sanzioni” economiche e a emettere comunicati di ferma condanna. In Italia ci si preoccupa del maltempo che rovina le vacanze e qualcuno pensa di rimandare l’apertura delle scuole a ottobre per allungare a tutto settembre la stagione estiva e i guadagni per gli operatori turistici. Con quali soldi poi non si sa?

Adesso, ci si meraviglia che a ingrossare le fila degli jihadisti sono partiti da tutta Europa, figli della seconda e terza generazione di immigrati (o migranti come sono chiamati oggi). Ma quanti giovani vivono da “sbandati”, senza valori, senza lavoro e senza prospettive? Occupiamoci di loro per costruire un mondo di gente convinta e in grado di sostenere l’urto futuro della lenta e progressiva avanzata jihadista. Perché questa guerra, checché se ne dica, sarà di “religione”e non finirà presto, semmai finirà.

di Vito Di Ventura

 

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