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Le meraviglie di Alice Rohrwacher: la terra natale si ama e si odia

By   /   2 Giugno 2014  /   Commenti disabilitati su Le meraviglie di Alice Rohrwacher: la terra natale si ama e si odia

Una sorta di sgangherato locus amoenus che non lascia possibilità di scampo o vie di uscita per la curiosità; è questa l’ambientazione del film di Alice Rohrwacher, Le meraviglie, che a Cannes ha vinto il Grand Prix della Giuria. Le meraviglie è un’«opera seconda» che ha prepotentemente portato la giovane regista a spiccare nel panorama dei giovani esordienti; è un film strano, dal sapore autobiografico, che sembra trasportare tutta la sala in un altro mondo, un’oasi naturale che accoglie solo chi vi nasce e da cui fuggire sembra impossibile.

In un paesino umbro al confine con la Toscana, Gelsomina vive con la famiglia in una corte di campagna. Il padre, tedesco, è un apicoltore che sembra non avere altri interessi nella vita al di fuori delle sue api; la madre si occupa principalmente del pesante lavoro della casa, lasciando che quasi esclusivamente il compagno si occupi delle figlie. Assieme a loro vivono Cocò, ragazza francese (si può intuire che i tre adulti avessero vissuto insieme in una comune hippie, anche se non viene mai esplicitamente detto) e Martin, in un programma di reinserimento penale dopo alcuni reati minorili. Gelsomina ha dodici anni, e comincia a chiedersi cosa ci sia al di là delle mura di quel casale che racchiude tutta la sua esistenza; l’occasione le viene offerta quando in paese arriva la troupe di un reality show impegnato a scoprire le «meraviglie del territorio». La voglia di vedere il mondo porterà la ragazzina a scontrarsi duramente con il padre, quello stesso padre con cui nonostante tutto ha un rapporto privilegiato e che ha imparato ad amare.

Le meraviglie è un film di passaggio, che segna il brusco scarto fra l’infanzia e l’adolescenza e la sofferenza che può derivare dal trovarsi prigionieri in un posto pieno di ricordi ma senza alcuna prospettiva per il futuro. Il locus amoenus è al rovescio, l’ambientazione è bucolica ma tutt’altro che idilliaca: la produzione del miele è laboriosa, le punture delle api sono frequenti, l’igiene è scarsa e molto spesso ci si trova tutti a dormire sotto le stelle nello stesso letto. Nonostante tutto l’odio che si può provare nei confronti di un ambiente che tarpa le ali dei ragazzi, però, ci sarà sempre un fondo di amore per le proprie radici che riemergerà dopo ogni burrasca: il rapporto tra Gelsomina e il padre è emblematico. Alice Rohrwacher si presenta al pubblico internazionale con un film senza dubbio interessante e dai mille risvolti, dimostrando una maturità artistica sorprendente in una semi-esordiente, con qualche limite narrativo che tuttavia non intacca la profondità del messaggio finale e l’amara dolcezza di quella che, in fondo, è la storia personale della famiglia Rohrwacher.

di Chiara Gagliardi

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