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Palestina. Arte in cambio della pensione

By   /   24 Maggio 2014  /   Commenti disabilitati su Palestina. Arte in cambio della pensione

Mostra RamallahLa Striscia di Gaza è un territorio molto duro per la vita degli artisti. Un blocco israelo-egiziano del territorio governato da Hamas impedisce al pubblico internazionale ed a potenziali acquirenti di poter conoscere lo stato dell’arte palestinese. Il mercato, in questo senso, è pressoché vicino allo zero.

Da oggi, però, una nuova mostra dal titolo “Tracce, una testimonianza della memoria”, offre la possibilità di far conoscere il lavoro degli artisti al di fuori della striscia.

Infatti, cinquantatré quadri e due sculture di quarantacinque artisti, grazie all’impegno di una casa d’aste, hanno valicato gli stretti confini della striscia per essere portati a Ramallah in un’asta a cui però hanno potuto assistere solo dodici artisti, meno della metà dei selezionati.

Gaza e Ramallah si trovano ai lati opposti di Israele e dal 2000, dopo una delle tante rivolte palestinesi, Israele ha limitato fortemente i viaggi tra di due territori che i palestinesi sperano un giorno saranno parte del loro stato indipendente con Gerusalemme Est.

Tra chi è rimasto costretto a stare a casa c’è Ismail Dahlan, un pittore di 36 anni, di Beit Lahiya, che ha presentato tre opere; i suoi dipinti colorati raffigurano i personaggi, i costumi e la vita quotidiana di un luogo dove non è mai stato, Hamama, un ex villaggio palestinese da cui proviene la sua famiglia che oggi è in Israele.

La famiglia di Dahlan fuggì a Gaza nella guerra del Medio Oriente nel 1948 a seguito della creazione di Israele. Furono tra i 700.000 palestinesi sradicati a causa di quella guerra. Oggi, i profughi e i loro discendenti sono più di 5 milioni e la maggior parte di loro vive in Cisgiordania, Gaza, Siria, Giordania e Libano.

I dipinti di Dahlan sono basati sui racconti dei suoi genitori.

Mohammed al Madhoun, chiamato Housh, dice delle sue opere: “Mi metto a disegnare un’immagine nella mia mente delle città che non riesco a raggiungere, attraverso le informazioni ottenute dai miei genitori e mio nonno e mi metto a immaginare come potesse essere il mio paese, le abitudini quotidiane della gente  che non riesco a vedere”.

Gli organizzatori sono venuti a conoscenza delle difficoltà degli artisti di Gaza durante un viaggio nel territorio del presidente della casa d’asta per il quale le opere possono essere vendute negli emirati e negli altri paesi del Golfo Persico.

Sponsor della mostra di Ramallah sono stati un’agenzia delle Nazioni Unite e la Artist Pension Trust,  un’organizzazione internazionale che ha acquistato le opere non con denaro ma attraverso un piano pensionistico. “Sono circa 2.000 gli artisti provenienti da 75 paesi che hanno aderito a questo fondo negli ultimi dieci anni” dice il portavoce Lidia FabianIl nostro obiettivo principale è quello di dare agli artisti la sicurezza finanziaria e una visibilità internazionale. Per gli artisti provenienti da Gaza, è difficile avere una porta verso il mondo esterno. Questa mostra serve loro per farsi conoscere”.

Per Dahlan, il pittore di Gaza, gli artisti di Gaza non avranno un futuro fino a quando non potranno viaggiare. “Il mercato locale non è promettente“, dice l’artista, padre di quattro figli che ha venduto quattro dipinti finora e attualmente guadagna 300 dollari al mese facendo altri lavori in un teatro locale. “Qui abbiamo molti artisti e tutti alla ricerca di una finestra per uscire e mostrare al mondo il loro talento”.

di Giuseppe Favilla

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