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India. Il partito del Congresso riconosce la sconfitta

By   /   16 Maggio 2014  /   Commenti disabilitati su India. Il partito del Congresso riconosce la sconfitta

elezioni IndiaEntro mezzogiorno si conosceranno i risultati delle elezioni in India, ma dagli exit pool e dai primi risultati si sa che a vincerle è stata l’opposizione, il Bharatiya Janata Party (BJP), capeggiato da Narendra Modi. E già un portavoce del governo, Shakil Ahmed, fatto sapere che il partito riconosce la sconfitta.

Peraltro, ci si attende una vittoria con ampio margine, ovvero l’opposizione dovrebbe conquistare un numero di seggi tale da consentirgli governare da sola, senza ricorrere ad una coalizione. I sondaggi, infatti, dicono che il BJP dovrebbe ottenere tra i 249 e i 289 seggi dei 543 della Camera (Lok Sabha). Per formare un governo ne occorrono 272.

La Commissione Elettorale ha fatto sapere che su 424 seggi scrutinati il BJP è in vantaggio su 225, mentre il partito del Congresso avrebbe ottenuto la vittoria solo su 44. I rimanenti sarebbero andati ai partiti minori.

Nelle 6 settimane delle votazioni, iniziate il 7 aprile, alle urne si è recato il 66,38% degli 814 milioni di votanti. Nel 2009 la percentuale dei votanti fu del 58,13%.

Durante la campagna elettorale l’opposizione ha promesso un netto miglioramento della qualità della vita e una crescita economica, oltre ad un governo integerrimo e non coinvolto in scandali come invece è accaduto per quello in carica.

Da queste elezione esce malconcia la famiglia di Nehru Gandhi, che ha governato l’India, fatta eccezioni per circa 10 anni, da quando il Paese ha ottengo l’indipendenza dalla Gran Bretagna nel 1947. Ma il giovane Rahul Gandhi, 43 anni, non è riuscito ad ispirare fiducia nei cittadini indiani che lo vedono lontano dai problemi comuni poiché abituato a vivere nella ricchezza.

Al contrario del suo avversario Modi, originario dello stato di Gujarat dove durante la rivolta del 2002 furono uccisi oltre 1.000 persone, di cui moltissimi Musulmani. Modi è stato rimproverato di non aver fatto nulla per fermare le violenze, anche se, di fatto, è mai stato accusato di crimini.

di Vito Di Ventura
 

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