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Venezuela: continuano le proteste e aumentano a 21 i morti

By   /   12 Marzo 2014  /   Commenti disabilitati su Venezuela: continuano le proteste e aumentano a 21 i morti

guarimbasIl Venezuela è nel caos. Non si placano le proteste che da 5 settimane si susseguono per le strade e le piazze del Paese e della capitale, Caracas, in particolare. Il numero dei morti è salito a 21 dopo che uno studente è rimasto ucciso in San Cristobal.

Si tratta di Daniel Tinoco, di 24 anni, ucciso lunedì notte nella parte occidentale della città dove era in corso una manifestazione di protesta contro il governo del Presidente Nicolas Manduro. Nella stessa occasione altre 2 persone sono state ferite, uno alla spalla e l’altro all’addome. Entrambi sono stati operati e le loro condizioni di salute sono stabili. Lo ha confermato il sindaco della città, Daniel Ceballos, che ha anche aggiunto “Presumo che a sparare siano stati quelli del gruppo che sostiene il governo”.

Le proteste di piazza sono parte della vita quotidiana dei venezuelani, ma dallo scorso febbraio sono decisamente aumentate e secondo l’Osservatorio venezuelano Social Conflict sono del 400% in più rispetto al mese precedente.

A contribuire è soprattutto la grave situazione economica che ha provocato la caduta dei salari reali e la perdita del potere d’acquisto. Questo ha innescato precarietà, carovita, carenza di cibo e medicine o il deterioramento dei servizi pubblici. La sommatoria di tutto il malcontento e la dura repressione della polizia, la Guardia nacional bolivariana (Gnb), hanno scatenato la lotta senza precedenti.

Il governo stigmatizza le barricate, “guarimbas”, paragonandoli a quelli di 10 anni fa, in occasione del mancato riconoscimento delle firme per il referendum abrogativo del presidente Hugo Chavez, in cui, durante i 5 giorni di violenze, perirono 9 persone. Questa volta la protesta dura da 30 giorni  e non si intravede la sua fine, visto che i manifestanti si rifiutano di lasciare le strade in più di 12 città .

“Guarimbas”, è un termine popolare utilizzato per identificare una protesta nelle zone residenziali, con barricate a isolare le strade strade. Il termine è stato coniato dal defunto Hugo Chaveznel 1996, quando, durante la sua campagna elettorale, invitò i venezuelani a “resistere” alle manifestazioni contro i partiti di destra.

Oggi le guarimbas vengono organizzate attraverso i social network, da gruppi come  Anonymous, nei cui profili si leggono messaggi come: “ritorna la guarimbas. Lunedì molta gente è pronta a ricominciare con maggiore organizzazione”. All’inizio erano poco più che mucchi di spazzatura e scatole di cartone a cui veniva dato fuoco durante la notte. Ora le “guarimbas” sono diventate dei veri e propri sbarramenti, posti di blocco, diffusi lungo il perimetro delle principali arterie cittadine e spezzettano Caracas in zone di appartenenza più o meno riconoscibili.

Il presidente Maduro ritiene che le barricate siano erette dai fascisti, ma le stesse sono presenti anche nei quartieri dei chavisti, dove vivono appunto i suoi sostenitori politici. In realtà, i cittadini sono divisi. Così, mentre studenti e oppositori del governo annunciano nuove proteste per oggi, mercoledì, in Caracas nel quartiere Libertador, il Ministro della Cultura, Hector Rodriguez, risponde ordinando una dimostrazione di “giovani e studenti” nello stesso quartiere per mostrare vicinanza e sostegno al governo. Questo gioco di rimpallarsi le responsabilità da parte dei sostenitori e dei contrari al governo dura dall’inizio delle proteste.

Oggi, il Venezuela ricorda l’ex presidente Hugo Chavez, scomparso esattamente un anno fa. Tra gli ospiti internazionali ci sarà anche il regista Oliver Stone che presenterà il suo film “Il mio amico Chavez”. Intanto, in Gran Bretagna, oltre 70 personalità di spicco hanno firmato un appello pubblicato dal Guardian contro il golpe strisciante in Venezuela, che ha già prodotto 21 morti, 900 feriti e più di 1.084 arrestati in tutta la nazione.

di Vito Di Ventura

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